La cessione non snatura il concordato in continuità
Il Sole 24 Ore - Filippo D'Aquino, Gianluca Minniti - 35
Il Tribunale di Firenze ha stabilito che la previsione eventuale della cessione dell'azienda non trasforma automaticamente un concordato in continuità in uno liquidatorio. La qualificazione dipende dalla funzione concreta della cessione nell'economia complessiva del piano e dalla fonte dell'utilità destinata ai creditori. Nel caso fiorentino, la continuità era la soluzione principale, mentre la cessione rappresentava solo una clausola di salvaguardia in caso di risultati inferiori alle previsioni. Il Tribunale di Roma, invece, ha qualificato come liquidatorio un concordato fondato fin dall'origine sulla cessione di un ramo d'azienda, poiché mancava un'azienda effettivamente in funzione. Le due pronunce individuano un doppio criterio: prima verificare l'esistenza di un'azienda in funzione, poi accertare il ruolo della cessione e l'effettiva capacità della continuità di generare utili per i creditori.