Maltrattamenti, resistenza non è esimente
L'Espresso - Aurelio Panetta, Francesca Panetta - 20
Con la sentenza n. 24726 dello scorso 2 luglio la Corte di cassazione ha sostenuto che in tema di maltrattamenti in famiglia, a fronte di condotte abitualmente vessatorie, che siano concretamente idonee a cagionare sofferenze, privazioni e umiliazioni, il reato non è escluso per effetto della maggiore capacità di resistenza dimostrata dalla persona offesa, non essendo elemento costitutivo della fattispecie incriminatrice la riduzione della vittima a succube dell'agente. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile un ricorso presentato. Nel caso analizzato una donna era stata indagata per le continue e ingravescenti prevaricazioni nei confronti del convivente all'esito di furiose scenate di gelosia culminate in aggressioni fisiche e morali. L'uomo veniva inoltre continuamente ingiuriato, umiliato e, talora, percosso.