Intelligenza artificiale, l'operazione trasparenza Ue Video e foto con 'etichetta'
Corriere della Sera - Michela Rovelli, Eugenio Spagnuolo - 23
L'Artificial Intelligence Act, il primo quadro normativo al mondo per regolamentare l'uso dell'AI, è stato pensato su diversi livelli di rischio e con una diversa tempistica. Ieri è diventato definitivo uno degli articoli principali, ovvero il 50, che richiede l'obbligo di trasparenza per i sistemi di AI. La novità riguarda chatbot, assistenti vocali, avatar e altri sistemi che interagiscono con le persone. Dovranno sempre informare l'utente della propria natura artificiale. Per le aziende che li utilizzano nell'assistenza clienti significa rivedere interfacce, messaggi iniziali e comunicazioni. I fornitori dei sistemi di AI generativa dovranno rendere testi, immagini, audio e video sintetici riconoscibili attraverso una marcatura. Chi era già sul mercato prima della scadenza di ieri, avrà tempo fino al 2 dicembre per adeguarsi. Infine, dovranno essere informate anche le persone sottoposte a sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica.
Trasparenza salariale,in arrivo le prime richieste dai dipendenti
Il Sole 24 Ore - Valentina Melis - 6
A due mesi dall'entrata in vigore del decreto legislativo 96/2026 che prevede il rafforzamento della parità di retribuzione fra uomini e donne per lo stesso lavoro, le aziende hanno iniziato a ricevere le prime richieste di informazioni sui livelli retributivi medi, suddivisi per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro 'di pari valore'. Questo è quanto risulta da una prima indagine del Sole 24 Ore del Lunedì tra gli studi legali e i responsabili delle risorse umane di alcune aziende. Dall'indagine è emerso che al 15 luglio l'8% dei responsabili delle risorse umane ha ricevuto dai lavoratori una richiesta di informazione sui livelli salariali medi relativi alla propria specifica mansione. I manager che hanno risposto appartengono ad aziende localizzate per il 65% al Nord e il 42% ha in Italia oltre mille dipendenti.
Somministrazione a tempo: limiti di durata variabili
Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - Giampiero Falasca - 20
La legge n. 112/2026 che ha convertito il decreto Lavoro, ha stabilito un doppio binario per la durata della somministrazione a termine, con limiti massimi diversi in base al rapporto del lavoratore con l'agenzia per il lavoro. La legge ha previsto una regolamentazione organica della durata delle missioni a termine svolte presso lo stesso utilizzatore dai lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle agenzie per il lavoro. Scopo di questa misura è bilanciare le esigenze di flessibilità delle imprese con le aspettative di continuità professionale dei lavoratori. In generale, la successione di contratti a tempo determinato con lo stesso lavoratore e lo stesso datore di lavoro non può superare, salvo diversa previsione dei contratti collettivi, il limite complessivo di 24 mesi. Nel computo di questa durata sono compresi anche i periodi di missione svolti in somministrazione a termine. La legge 112 ha previsto un doppio binario: il caso in cui la missione sia svolta nell'ambito di un contratto di lavoro a termine fra agenzia per il lavoro e lavoratore somministrato e il caso in cui la missione a termine sia svolta da un lavoratore assunto dall'agenzia per il lavoro con un contratto a tempo indeterminato.
Contatore azzerato per le prestazioni svolte prima del 28 giugno
Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - Giampiero Falasca - 20
La disciplina transitoria costituisce uno degli aspetti più significativi della riforma della somministrazione introdotta dalla legge 112/2026. Il legislatore non si è limitato a fissare il nuovo tetto massimo di 36 mesi per le missioni a termine dei lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle agenzie, ma ha stabilito anche come devono essere conteggiati i periodi già svolti prima dell'entrata in vigore della riforma. La scelta è netta: il nuovo limite decorre esclusivamente dalla data di entrata in vigore della legge di conversione e le missioni effettuate in precedenza dai lavoratori già assunti a tempo indeterminato dall'agenzia non rilevano ai fini del calcolo dei 36 mesi. Il legislatore ha previsto una sorta di 'azzeramento del contatore', evitando che i rapporti in corso possano risultare immediatamente prossimi alla nuova soglia massima. La soluzione risponde all'esigenza di rendere effettivamente utilizzabile la nuova disciplina.
Patti chiari e matrimonio lungo Sui beni si decide prima del sì
Italia Oggi - Luciano De Angelis - 2
Con i patti prematrimoniali è possibile disciplinare in anticipo la sorte dei beni in caso di crisi della coppia. I giudici di legittimità li stanno di fatto ammettendo ma entro limiti e condizioni. I patti consentono a ciascuna coppia di disciplinare l'uscita dal matrimonio nel miglior modo possibile, stabilendo la sorte dei singoli beni, sia acquistati prima, durante o, persino, dopo il matrimonio e permettono di distribuire fra i coniugi la ricchezza accumulata sotto forma di aziende o società, disciplinandone le sorti in assenza di conflitto e in previsione di esso. Gli accordi in vista della crisi possono essere conclusi sia prima del matrimonio che dopo purché non sia ancora aperta la situazione di crisi della coppia. Mentre in molti ordinamenti esteri la redazione di patti prematrimoniali è valida, in Italia le pattuizioni restano limitate. Non esistendo una legge ad hoc non è ammessa una piena libertà di stipulare patti prematrimoniali sul divorzio. Ma dagli anni 2000 la Cassazione ha aperto uno spiraglio significativo.
Streaming, il recesso è garantito
Italia Oggi - Antonio Ciccia Messina - 18
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, con la sentenza del 9 luglio 2026 nella causa C-234/25, ha stabilito che la facoltà del consumatore di recedere dal contratto non può essere esclusa quando l'offerta è dinamica e si adatta al comportamento dell'utente. In quest'ultima ipotesi, infatti, siamo di fronte a un 'servizio digitale' (recesso ammesso) e non a un 'contenuto digitale' (recesso escluso). Nel caso analizzato un'emittente televisiva privata austriaca offriva alcuni abbonamenti in streaming. Per poter sottoscrivere online uno di questi abbonamenti, il cliente doveva accettare una clausola contrattuale secondo cui l'esecuzione del contratto ha inizio prima della scadenza del termine di recesso di 14 giorni e, di conseguenza, perde il proprio diritto di recesso. Un'associazione per la tutela dei consumatori ha contestato la clausola nel corso di alcune cause promosse davanti ai tribunali austriaci.
Casa all'ex, diritto a largo raggio
Italia Oggi - Gianfranco Di Rago - 27
È dedicata all'assegnazione dell'abitazione familiare la sentenza n. 1800 del 4 giugno 2026 pronunciata dalla Corte di cassazione. Secondo i giudici di legittimità i diritti di abitazione e di uso della casa coniugale previsti dalla legge per il coniuge superstite spettano anche nel caso in cui vi fosse stata separazione senza addebito, a meno che l'immobile avesse perduto ogni collegamento, anche solo parziale o potenziale, con l'originaria destinazione familiare. L'assegnazione della casa coniugale, invece, tutela esclusivamente l'interesse dei figli e non costituisce una forma di mantenimento del coniuge. In assenza di figli minori o non autosufficienti, il giudice non può disporre l'assegnazione dell'abitazione. In materia successoria, il coniuge separato senza addebito mantiene gli stessi diritti ereditari del coniuge non separato. La Cassazione ha così consolidato un orientamento del 2023, superando un indirizzo più restrittivo. Da verificare caso per caso che la casa conservi la funzione di residenza familiare.
Il cantiere 231 è ancora aperto
Italia Oggi - Affari legali - Roberto Miliacca - 1
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio ha detto che dopo 25 anni è tempo di rimettere mano al decreto legislativo 231/2001 in tema di responsabilità amministrativa degli enti. La riforma punta a tutelare gli imprenditori che abbiano adottato validi standard organizzativi, anche e soprattutto in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Tre sono le direttrici che emergono dal Tavolo tecnico: rendere più coerente la responsabilità dell'ente con la sua effettiva colpa di organizzazione; rivedere il sistema sanzionatorio e cautelare in chiave di proporzionalità; rafforzare la funzione preventiva del modello 231. Affari Legali ha sentito gli studi in merito agli interventi che stanno ridefinendo il panorama della compliance aziendale, ampliando il catalogo dei reati presupposto e rivoluzionando il sistema sanzionatorio. (Ved. anche: 'Decreto 231, dopo 25 anni rivoluzionate le sanzioni' - pag. 2 stesso inserto e testata)
Sal pagato, accettazione tacita
Italia Oggi - Affari legali - Paola Cavallero - 4
La Corte di cassazione, con l'ordinanza n. 16447 del 27 maggio 2026, ha affermato che nel contratto di appalto, l'avvenuto pagamento dello stato di avanzamento lavori contrattualmente riferito a impianti 'terminati e collaudati', senza contestazioni, può costituire accettazione tacita delle opere eseguite fino a quel momento e, ove il committente ometta di imputare il successivo rifiuto di pagamento alla mancata ultimazione o al mancato collaudo degli impianti, rende ingiustificato il rifiuto di corrispondere il successivo acconto legato all'inizio di ulteriori lavorazioni, legittimando la sospensione dei lavori da parte dell'appaltatore. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso proposto avverso l'impugnata sentenza della Corte d'appello di Roma e hanno condannato la parte ricorrente al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende essendo stato deciso il ricorso in conformità alla proposta formulata ex art. 380 bis c.p.c..
Blindata la parcella al moroso
Italia Oggi - Affari legali - Adelaide Caravaglios - 5
In caso di mancato pagamento da parte del cliente, l'avvocato non può richiedere un compenso maggiore di quello già indicato o richiesto in precedenza, salvo che ne abbia fatto espressa riserva al momento della prima qualificazione. È quanto si legge nella sentenza n. 91 del 24 marzo scorso, pronunciata dal Consiglio nazionale forense su ricorso di un avvocato. Il legale era stato sanzionato dal Consiglio distrettuale di disciplina, con l'avvertimento, in quanto ritenuto colpevole di aver richiesto alla propria cliente prima un determinato compenso per la causa civile di divorzio che aveva patrocinato e poi un altro, di importo maggiore, dopo che la stessa cliente non aveva provveduto al pagamento del primo, senza però averne fatto riserva come prescritto dal codice deontologico forense.
Legali, urla non integrano un illecito disciplinare
Italia Oggi - Affari legali - Andrea Magagnoli - 5
Con la sentenza n. 103 depositata lo scorso 20 marzo il Consiglio Nazionale Forense ha affermato che l'impiego di un tono concitato non costituisce espressione sconveniente od offensiva, pertanto, non giustifica l'applicazione di una sanzione disciplinare. Il caso analizzato trae origine dall'applicazione di una sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio della professione per il periodo di anni uno censura da parte del Consiglio Distrettuale di Disciplina dell'Umbria ad un avvocato per una serie di fatti aventi rilevanza disciplinare, tra i quali rientrava anche quello di avere utilizzato un tono di voce eccessivamente elevato.