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Novità fiscali

Istituzione dei codici tributo per il versamento degli importi per l'adesione al regime speciale agevolato di cui all'art. 16, comma 3-bis, del Dlgs n. 147/2015


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 27/E del 15 aprile 2021, ha istituito i codici tributo per consentire il versamento degli importi per l'adesione al regime speciale agevolato per i lavoratori impatriati che prevede una tassazione del 10% ovvero del 5% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia, relativi al periodo d'imposta precedente a quello di esercizio dell'opzione. Per esercitare tale opzione gli interessati sono tenuti a versare gli importi dovuti mediante il modello di versamento 'F24 Versamenti con elementi identificativi' (F24 ELIDE) senza possibilità di avvalersi della compensazione prevista dall'art. 17 del Dlgs n. 241/1997. I nuovi codici tributo sono i seguenti:


  • “1860” denominato 'Importo dovuto (10%) per l'adesione al regime agevolato di cui all'articolo 5, comma 2-bis, lett. a) del D.L. n. 34/2019';

  • “1861” denominato 'Importo dovuto (5%) per l'adesione al regime agevolato di cui all'articolo 5, comma 2-bis, lett. b) del D.L. n. 34/2019';


L'importo va corrisposto entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello di conclusione del primo periodo di fruizione dell'agevolazione. I soggetti per i quali tale periodo si è concluso il 31 dicembre 2020, effettuano il versamento entro 180 giorni dalla pubblicazione del provvedimento del 3 marzo 2021 che ha definito le modalità di esercizio dell'opzione.
(Vedi risoluzione n. 27 del 2021)

Chiarimenti in merito alle modalità di correzione dell'importo dell'aiuto spettante indicato nel prospetto Aiuti di Stato e della conseguente iscrizione dell'aiuto individuale nel registro nazionale aiuti di Stato


Con la risoluzione n. 26/E del 15 aprile 2021 l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle modalità di correzione dell'importo dell'aiuto spettante indicato nel prospetto Aiuti di Stato e della conseguente iscrizione dell'aiuto individuale nel registro nazionale aiuti di Stato. Le imprese che per errore hanno compilato il quadro Aiuti di Stato nella dichiarazione inserendo l'ammontare della deduzione o della variazione in diminuzione in luogo dell'importo dell'aiuto spettante, possono presentare una dichiarazione integrativa per sanare la situazione. La presentazione della dichiarazione integrativa darà modo all'Agenzia delle Entrate di effettuare la conseguente correzione in diminuzione del maggior importo precedentemente iscritto nel Registro nazionale aiuti di Stato dell'aiuto individuale. Per l'errore commesso il contribuente dovrà corrispondere una sanzione amministrativa in misura fissa in relazione alla quale potrà però beneficiare della riduzione di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997 n. 472.

(Vedi risoluzione n. 26 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l'utilizzo in compensazione del contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni e per la restituzione spontanea del contributo non spettante



Il decreto legge Stabilità riconosce contributi a fondo perduto a favore di titolari di partita Iva, residenti in Italia, che svolgono attività d'impresa, arte o professione o producono reddito agrario. Gli stessi possono, in alternativa, optare per un contributo sotto forma di credito d'imposta, da utilizzare in compensazione nel mod. F24.



Con la risoluzione n. 24/E del 12 aprile 2021 l'Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo '6941' per consentire l'utilizzo in compensazione degli aiuti ricevuti. Il nuovo codice tributo è denominato 'Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni - credito d'imposta da utilizzare in compensazione - art. 1 DL n. 41/2021'.



Al fine di consentire la restituzione spontanea del contributo a fondo perduto non spettante e per procedere al versamento dei relativi interessi e delle sanzioni tramite il mod. 'F24 Versamenti con elementi identificativi (c.d F24 ELIDE) l'Agenzia ha istituito i seguenti codici tributo:


  • '8128' denominato 'Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni - Restituzione spontanea - CAPITALE - art. 1 DL n. 41/2021';

  • '8129' denominato 'Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni - Restituzione spontanea - INTERESSI - art. 1 DL n. 41/2021';

  • '8130' denominato 'Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni - Restituzione spontanea - SANZIONE - art. 1 DL n. 41/2021'.



(Vedi risoluzione n. 24 del 2021)

Regime Iva applicabile ai 'contributi in conto gestione' erogati ex art. 200 comma 1, primo periodo e 2 del Decreto Rilancio


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 22/E del 31 marzo 2021, ha fornito chiarimenti in merito al trattamento da riservare ai fini Iva ai contributi Covid-19 erogati dalle Regioni e dalle Province autonome in base all'art. 200, comma 1, primo periodo, del decreto Rilancio a titolo di ristoro dei mancati ricavi realizzati dai soggetti operanti nel settore del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sottoposti a obbligo di servizio pubblico.



Le risorse stanziate dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ammontano a 500 milioni per l'anno 2020. Le imprese di trasporto pubblico locale sono ristorate dei mancati proventi attraverso anticipazioni veicolate per il tramite degli enti locali. La ripartizione delle risorse è determinata tenendo conto dei ricavi da traffico, risultanti, per ciascuna Regione e Provincia autonoma, dalla banca dati dell'Osservatorio sulle politiche del trasporto pubblico locale.



In merito al corretto trattamento Iva occorre distinguere tra contributi e corrispettivi. Infatti, le erogazioni qualificabili come contributi sono escluse dal campo di applicazione dell'imposta, mentre quelle configurabili come corrispettivi per prestazioni di servizi o cessioni di beni si considerano rilevanti ai fini Iva.



La qualificazione di una erogazione deve avvenire avendo riguardo alla legge che l'ha istituita. Se, invece, non è possibile riscontrare nella legge gli elementi che qualifichino l'erogazione specifica nel senso di contributo o corrispettivo, si dovrà fare ricorso ai criteri suppletivi individuati dalla circolare n. 34/E/2013, secondo l'ordine gerarchico ivi indicato.



Tra i criteri generali per la definizione giuridica e tributaria delle erogazioni la citata circolare menziona che le erogazioni in parola siano effettuate “in esecuzione di norme che prevedono l'erogazione di benefici al verificarsi di presupposti predefiniti” e che la norma istitutiva individui “in modo diretto o indiretto i beneficiari delle somme” o definisca “ l'erogazione come aiuto o come agevolazione”.



Nel caso di specie i contributi in oggetto nascono con la finalità di compensare i gravi effetti economici che ha subìto il settore del trasporto pubblico locale, per effetto della pandemia.



È lo stesso decreto legge Rilancio a connotare le somme di cui al fondo di compensazione alla stregua di erogazioni e a individuare la specifica destinazione delle erogazioni come pure a definire, con un decreto, le modalità di riconoscimento del contributo.



Dal punto di vista tecnico la misura rappresenta un “contributo in conto gestione” la cui quantificazione è definita dalla stessa norma. Il beneficiario non è tenuto a presentare formale richiesta. Gli enti territoriali assegnano ed erogano il contributo sulla base delle risorse stanziate dallo Stato senza alcuna discrezionalità né nell'an né nel quantum.



Al Ministero delle Infrastrutture spetta il compito di condurre l'istruttoria verificando le perdite subite dagli operatori del settore per poi decidere l'entità del contributo da assegnare.



Nella fattispecie rappresentata la natura dell'erogazione assume connotato di “contributo”, in quanto al riconoscimento della stessa non corrisponde alcun obbligo in capo al soggetto ricevente.



Dunque, le risorse finanziarie stanziate devono considerarsi fuori dal campo di applicazione dell'Iva.



(Vedi risoluzione n. 22 del 2021)

Registrazione delle scritture private sottoscritte con firma elettronica avanzata (FEA)


Un'agenzia immobiliare che opera esclusivamente online e registra contratti preliminari di compravendita in forma di scrittura privata con firma elettronica avanzata (FEA) si interroga sulla correttezza del proprio operato e ne chiede conto all'Agenzia delle Entrate. L'Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 23/E dell'8 aprile 2021, interviene in merito evidenziando due questioni interpretative: la validità ed efficacia degli atti sottoscritti tramite FEA e la possibilità di procedere alla loro registrazione.



In merito alla prima questione l'Agenzia evidenzia che i contratti preliminari di compravendita immobiliare redatti come documenti informatici devono essere sottoscritti con firma elettronica qualificata o con firma digitale. L'assenza di una delle due tipologie di firme citate comporta la nullità del contratto. In tema di imposte, l'Agenzia ribadisce il principio per cui la presenza di un vizio dell'atto non incide sull'obbligazione tributaria ossia sull'obbligo di chiedere la registrazione e assolvere la relativa imposta.



Ciò premesso, l'Amministrazione si esprime in merito agli aspetti tributari, precisando di non entrare nel merito dell'effettiva validità ed efficacia degli atti sottoscritti tramite FEA, in quanto problematica di ordine civilistico. Di conseguenza, nel presupposto che la firma elettronica certificata soddisfi i requisiti richiesti dalla normativa, l'Agenzia conferma che le scritture sottoscritte dal legale della società istante devono essere sottoposte a registrazione con il versamento della relativa imposta secondo le regole generali.



Gli atti presentati per la registrazione, sulla base di quanto previsto dall'articolo 43 del Codice dell'amministrazione digitale (CAD), devono essere sottoposti in formati idonei a garantirne integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità al fine di consentire agli uffici delle Entrate di acquisirli nel proprio Sistema di conservazione. L'eventuale declarata invalidità dell'atto per vizio imputabile alle parti impedisce la restituzione delle somme versate in sede di registrazione.



Infine la risoluzione rammenta che le scritture private di cui l'istante effettua la registrazione sono altresì soggette ad imposta di bollo, mediante contrassegno, procedendo al versamento ad un intermediario convenzionato, ovvero con la modalità virtuale.



Il contribuente che intende assolvere il bollo mediante contrassegno potrà comprovare l'assolvimento dell'imposta indicando nel documento inviato il codice numerico composto da 14 cifre. All'utente spetterà il compito di conservare per tre anni il contrassegno utilizzato in vista di eventuali accertamenti dell'Amministrazione finanziaria. La possibilità di versare l'imposta tramite mod. F24 è limitata ai casi di irreperibilità del contrassegno telematico.


(Vedi risoluzione n. 23 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per il versamento di somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell'art. 36-bis del Dpr n. 600/1973


Al fine di consentire il versamento delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell'articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973, l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 20/E del 18 marzo 2021, ha istituito una serie di codici tributo. Per agevolare i contribuenti nella tabella, in corrispondenza dei nuovi codici tributo, è riportato il codice di riferimento utilizzato per il versamento spontaneo. I codici tributo (consultabili nella tabella presente nella risoluzione) sono utilizzabili nell'eventualità in cui il contribuente, destinatario della comunicazione inviata ai sensi dell'articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973, intenda versare solo una quota dell'importo complessivamente ivi richiesto.

(Vedi risoluzione n. 20 del 2021)

Mod. F24 (sezione Inps) - soppressione causale contributo 'ASOO'


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 21/E del 19 marzo 2021, ha disposto la soppressione della causale contributo 'ASOO' denominata 'Contribuzione aggiuntiva sindacalisti di cui all'articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 16 settembre 1996 n. 564', così come richiesto dall'Inps. La soppressione decorre dal 1°aprile 2021.

(Vedi risoluzione n. 21 del 2021)

Imposta sui servizi digitali


Premessa

Con la legge di Bilancio 2019 il legislatore italiano ha introdotto l'imposta sui servizi digitali. L'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 3/E del 23 marzo 2021, ha fornito chiarimenti interpretativi sul funzionamento dell'imposta.

La circolare segue il provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate del 15 gennaio 2021 in cui si è tenuto conto dei contributi inviati dagli operatori all'esito della consultazione pubblica sulla prima bozza del provvedimento, conclusa il 31 dicembre 2020.



Al fine di facilitare la lettura del documento, gli argomenti trattati sono suddivisi per aree tematiche omogenee. In via preliminare viene esaminato l'ambito soggettivo, specificando le modalità di verifica del superamento delle soglie, la nozione di gruppo e altri aspetti definitori contenuti nel Provvedimento citato. Successivamente la circolare approfondisce l'ambito di applicazione oggettivo, precisando il contenuto dei servizi digitali soggetti all'imposta e i servizi esclusi. Poi vengono chiarite le modalità di calcolo della base imponibile e i metodi di geolocalizzazione ai fini della determinazione dei ricavi imponibili.


Sono poi illustrati gli adempimenti che gravano sui soggetti passivi dell'imposta, con particolare riguardo agli aspetti dell'identificazione, della tenuta della contabilità, del versamento, della dichiarazione e della richiesta di rimborso. Infine, viene trattato il tema del rapporto tra l'imposta sui servizi digitali e le Convenzioni contro le doppie imposizioni concluse dall'Italia nonché il relativo trattamento ai fini delle imposte sui redditi e dell'Irap.



Ambito soggettivo

L'ambito di applicazione soggettivo dell'imposta sui servizi digitali, è caratterizzato da un duplice criterio identificativo: lo svolgimento di attività d'impresa e il contestuale superamento di due soglie dimensionali. In merito al primo aspetto potenziali destinatari dell'imposta sono una pluralità di operatori come società, enti commerciali e non commerciali e le persone fisiche che svolgono attività imprenditoriale. Gli esercenti attività d'impresa non riguardano solo i soggetti residenti in Italia, perché l'imposta comprende anche i soggetti non residenti per i quali la digital tax si applica a prescindere dalla sussistenza di una stabile organizzazione in Italia.



Il superamento delle soglie dimensionali

Il secondo criterio di individuazione dei soggetti passivi dell'imposta attiene al superamento di soglie dimensionali, richiedendo che l'esercente l'attività d'impresa, singolarmente o a livello di gruppo consegua:


  • un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a 750.000.000 euro; e
  • un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali realizzati nel territorio dello Stato non inferiore a 5.500.000 euro.

Le due soglie dimensionali devono essere superate congiuntamente nell'anno solare antecedente a quello di applicazione della web tax.

L'imposta è pari al 3% dei ricavi derivanti da determinati servizi digitali realizzati da imprese di rilevanti dimensioni.



Ambito oggettivo

L'imposta sui servizi digitali assoggetta a tassazione i ricavi generati dalla fornitura di determinati servizi digitali caratterizzati dall'utilizzo da parte del soggetto passivo di un'interfaccia digitale e dal contributo alla creazione di valore da parte degli utenti.
Il ruolo degli utenti è più complesso di quello tradizionalmente svolto dai clienti. Questi servizi possono essere forniti a distanza, senza che il fornitore sia fisicamente nel luogo in cui si trovano gli utenti.



Dunque va assoggettato a tassazione il ricavo ottenuto tramite l'interfaccia digitale. Una ulteriore caratteristica del servizio digitale è quella di essere automatizzato e digitale. La prima condizione non richiede l'interazione umana, se non minima. La seconda riflette il mezzo con il quale il servizio digitale viene erogato e che distingue i servizi in commento da quelli tradizionali. Non rileva il titolo in base al quale il fornitore utilizza l'interfaccia digitale per rendere i servizi digitali. A contare è che il fornitore del servizio digitale abbia il controllo dell'interfaccia digitale. Tenendo conto delle diverse forme di contributo o partecipazione degli utenti, l'imposta sui servizi digitali è stata concepita per assoggettare ad imposizione i corrispettivi generati dalla fornitura dei seguenti servizi digitali:


  • veicolazione su un'interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia;

  • messa a disposizione di un'interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi;

  • trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall'utilizzo di un'interfaccia digitale.


Il documento analizza, inoltre, le principali caratteristiche delle singole tipologie di servizi assoggettate all'imposta sui servizi digitali come pure il perimetro dei servizi esclusi. Per facilitare la corretta individuazione dei servizi inclusi ed esclusi, la circolare fornisce una serie di esempi. Il documento definisce criteri cardine quali quello di interfaccia digitale, intermediario, veicolazione e pubblicità mirata.



Interfaccia digitale

Per interfaccia digitale s'intende 'qualsiasi software, compresi i siti web o parte di essi e le applicazioni, anche mobili, accessibili agli utenti' ai quali devono aggiungersi anche le piattaforme digitali che erogano servizi televisivi e programmi a pagamento.



Intermediario

L'intermediario svolge un ruolo essenziale nell'ambito dei servizi digitali. La circolare chiarisce che rilevano i soli operatori/ intermediari che si qualificano come 'interfacce digitali'. In presenza di più intermediari il compenso complessivamente percepito deve essere ripartito tra i diversi soggetti in funzione del ruolo assunto nella catena del valore della prestazione.



Esclusione dall'ambito oggettivo

Sono esclusi dall'imposta sui servizi digitali la messa a disposizione di un'interfaccia digitale utilizzata per gestire servizi finanziari, di comunicazione o servizi di pagamento. Parimenti esclusa la fornitura diretta di beni e servizi, nell'ambito di un servizio di intermediazione digitale come pure lo svolgimento di attività soggette ad accise come energia elettrica, gas, carburanti e relative prestazioni accessorie.



Veicolazione e pubblicità mirata

La veicolazione è realizzata sia con la cessione diretta di spazi pubblicitari da parte del publisher che con l'intermediazione tramite altra interfaccia digitale, lungo la filiera della pubblicità online. Per pubblicità mirata s'intende quella indirizzata mediante un comportamento attivo, partecipativo degli utenti che forniscono i loro dati in termini di preferenze e orientamenti in fase di iscrizione alla piattaforma digitale con la creazione di un account o accettando la raccolta degli stessi attraverso cookies.

Sono quindi esclusi dal concetto di pubblicità mirata, i messaggi pubblicitari associati solo ai contenuti presenti nell'interfaccia stessa come i banner o la pubblicità contestuale che appare in funzione di parole chiave, con la sola eccezione di quelle che appaiono nei motori di ricerca che, al contrario, sono soggette alla web tax nostrana.



Le interfacce multilaterali

Per interfacce digitali multilaterali intendiamo i social network. L'elemento distintivo delle fattispecie digitali multilaterali risiede nel fatto che le stesse consentono agli utenti di trovare altri utenti ed entrarvi in contatto. La messa in contatto o l'interazione tra utenti rappresentano i fattori che permettono ai fornitori di tali servizi di beneficiare degli effetti di rete digitale.

L'Agenzia chiarisce che i servizi digitali riguardanti la 'rete sociale' riconducibili a piattaforme che facilitano l'interazione tra utenti o tra utenti e contenuti generati dagli utenti sono spesso gratuiti e il ricavo deriva dalla vendita di pubblicità o dalla vendita dei dati sugli utenti. Allora è proprio la pubblicità mirata o la trasmissione dei dati degli utenti ad essere rilevante ai fini dell'imposta. In alcuni casi, però, il servizio è fornito dietro pagamento a titolo di canone di abbonamento.



Geolocalizzazione dell'utente

Per determinare se i ricavi imponibili siano tassabili in Italia si ha riguardo alla localizzazione dell'utente. In linea generale, i ricavi sono imponibili se l'utente del servizio digitale da cui sono generati è localizzato nel territorio dello Stato. La circolare affronta il tema della geolocalizzazione per determinare la proporzione di ricavi imponibili in Italia. Il documento illustra le modalità di determinazione della base imponibile e di eliminazione di eventuali fenomeni di imposizione 'a cascata' che potrebbero generarsi in relazione a modelli di business che coinvolgono più soggetti passivi d'imposta nell'erogazione di uno stesso servizio imponibile.



Dichiarazione e versamento dell'imposta

Il decreto legge Sostegni ha modificato i termini relativi al versamento annuale dell'imposta e alla presentazione della dichiarazione. Le scadenze originariamente fissate al 16 febbraio e al 31 marzo dell'anno solare successivo a quello in cui si verifica il presupposto per l'applicazione dell'imposta, sono slittate al 16 maggio per il versamento dell'imposta e al 30 giugno per la presentazione della relativa dichiarazione. Il differimento interessa anche i termini che, in sede di prima applicazione della norma, erano stati prorogati al 16 marzo 2021, per i versamenti e al 30 aprile 2021, per la presentazione della dichiarazione.



Un soggetto passivo residente, oltre a presentare direttamente la dichiarazione, può avvalersi di una società designata. Viene approfondito il ricorso all'istituto della designazione, che consente di delegare a una consociata l'adempimento degli oneri strumentali. In tale ambito viene esaminato il rapporto tra la responsabilità solidale della società designata e la solidarietà passiva gravante sulle consociate residenti in Italia.
Il versamento dell'imposta avviene mediante modello F24. Con la risoluzione n. 14/E/2021 sono stati istituiti i codici tributo da indicare nel modello F24 per il versamento dell'imposta sui servizi digitali. Si tratta di: '2700' denominato 'Imposta sui servizi digitali'; '2701' denominato 'Imposta sui servizi digitali - interessi'; '2702 denominato 'Imposta sui servizi digitali - sanzioni'.



Obblighi contabili

I soggetti passivi hanno l'obbligo di tenere 'un'apposita contabilità' per la rilevazione mensile delle informazioni sui ricavi dei servizi imponibili e degli elementi quantitativi utilizzati per calcolare la quota parte di detti ricavi realizzati in Italia.

Detto obbligo è assolto con la tenuta del Prospetto analitico e della Nota esplicativa, redatti secondo l'Allegato 1 al Provvedimento del 15 gennaio, entro il termine di versamento dell'imposta.



Il Prospetto deve essere intestato al soggetto passivo e deve riportare su base mensile i ricavi ovunque realizzati distinti per tipologia di servizio imponibile ed i relativi dati necessari per il calcolo dei ricavi imponibili relativi ai servizi prestati in Italia. La Nota Esplicativa, che deve contenere in forma descrittiva le informazioni minime richieste dall'Allegato 2 al Provvedimento, è parte integrante della contabilità analitica. Essa ha lo scopo di rendere maggiormente intellegibile i dati riportati nel Prospetto analitico e di fornire informazioni aggiuntive sull'origine e sulle modalità di raccolta delle informazioni poste a base della determinazione della base imponibile. A differenza del Prospetto analitico, che deve essere redatto entro il termine di versamento dell'imposta, la Nota esplicativa deve essere predisposta entro quello di presentazione della dichiarazione.



La documentazione relativa all'applicazione dell'imposta deve essere conservata, a cura dei soggetti passivi, fino a quando non siano spirati i termini per la notifica degli avvisi di accertamento. Considerate le condizioni di incertezza riscontrabili in sede di prima applicazione degli obblighi contabili, per il primo anno d'imposta non danno luogo all'applicazione delle sanzioni eventuali errori o irregolarità commessi in sede di trasmissione e compilazione dei dati richiesti.



Convenzioni contro le doppie imposizioni e deducibilità dell'imposta

La circolare ricorda che in presenza di un Trattato, la norma convenzionale prevale sull'eventuale disposizione interna contrastante, proprio in ragione della rinuncia al potere impositivo operata dagli Stati in sede negoziale.

Per tale motivo, occorre verificare se l'introduzione dell'imposta sui servizi digitali possa, in qualche modo, confliggere con gli accordi internazionali dando luogo a fenomeni di doppia tassazione in contrasto con gli impegni internazionali assunti da parte italiana.



L'imposta sui servizi digitali non compare nelle Convenzioni concluse dall'Italia. Inoltre, non si applica sul reddito ma sui corrispettivi lordi percepiti nell'anno solare a fronte di specifici servizi digitali. Il comma 39 della legge di Bilancio 2019 specifica che 'I ricavi tassabili sono assunti al lordo dei costi e al netto dell'imposta sul valore aggiunto e di altre imposte indirette'. Ad ulteriore conferma dell'estraneità dell'imposta sui servizi digitali rispetto alle imposte sul reddito, il comma 44 prevede che, in quanto compatibili, ai fini dell'accertamento, delle sanzioni, della riscossione e del contenzioso si applicano le disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto.



Da quanto precede emerge la natura indiretta dell'imposta sui servizi digitali che, pertanto, non rientra nell'ambito applicativo delle Convenzioni contro le doppie imposizioni. Ciò comporta, quindi, che l'eventuale assoggettamento dei medesimi ricavi a imposte sui servizi digitali applicate sia dall'Italia sia da altri Stati, in virtù delle rispettive normative nazionali, non attribuisce al soggetto passivo un diritto al riconoscimento del credito d'imposta anche in presenza di una Convenzione contro le doppie imposizioni.



Trattandosi di una imposta indiretta l'Agenzia ritiene che questa possa essere portata in diminuzione dal reddito complessivo del soggetto passivo ai fini Ires, nell'esercizio in cui avviene il relativo pagamento. L'imposta sui servizi digitali pagata dal soggetto passivo sarà legittimamente deducibile ai fini Ires non solo a fronte dell'obbligo previsto dalla legge di Bilancio 2019 ma anche da un operatore residente in Italia che sia soggetto passivo in base ad altre analoghe disposizioni vigenti in ordinamenti esteri. Analogamente, l'imposta sui servizi digitali pagata è deducibile dalla base imponibile Irap se rientrante in una voce che concorre alla determinazione del valore della produzione netta del soggetto passivo.



(Vedi circolare n. 3 del 2021)