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Novità fiscali

Regime Iva del servizio di ricerca in materia di investimenti


A decorrere dal 3 gennaio 2018 la Direttiva MIFID II ha introdotto rilevanti modifiche alle condizioni di ricevibilità del servizio di ricerca in materia di investimenti reso dai negoziatori agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli.
Un'associazione chiede di conoscere se il servizio di ricerca in materia di investimenti reso ai gestori individuali di portafogli, il cui onere è posto a carico dei clienti a prescindere dal volume e/o dal valore degli ordini eseguiti, possa continuare a beneficiare del regime di esenzione.
Con le modifiche introdotte dalla Direttiva delegata 2017/593/Ue il servizio di ricerca in materia di investimenti, se finanziato da uno specifico onere di ricerca posto a carico del cliente, deve essere indipendente e separatamente identificabile rispetto agli altri servizi forniti dal negoziatore. Tale servizio deve essere distinto e autonomo anche sotto il profilo economico.
Le modifiche introdotte dalla direttiva citata riguardano il servizio di ricerca fornito ai gestori individuali di portafogli ma non necessariamente quello reso ai gestori collettivi, i quali possono, invece, scegliere se continuare a ricevere la ricerca senza essere obbligati a definire un budget a carico degli OICR gestiti oppure se applicare le nuove regole di ricevibilità del servizio di ricerca.
Ciò posto, in ordine al trattamento fiscale del servizio di ricerca fornito agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli, l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 61/E dell'8 agosto 2018 è dell'avviso che lo stesso non sia riconducibile ad alcuna fattispecie di esenzione e, in particolare, non possa essere inquadrato tra le 'prestazioni di mediazione, intermediazione e mandato'.
Il regime di esenzione delle prestazioni di intermediazione presuppone che le stesse siano finalizzate alla conclusione di operazioni di carattere finanziario.
Nel servizio di ricerca in materia di investimenti il negoziatore si limita a rendere fruibile al gestore informazioni, dati e ricerche in ordine ad una strategia di investimento riguardante uno o diversi strumenti finanziari. Alla luce di quanto espresso la circolare ritiene che il servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dai negoziatori agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli, autonomamente remunerato secondo le nuove condizioni di ricevibilità del servizio (Direttiva 2017/593/UE), non possa continuare a fruire del regime di esenzione. Tale servizio deve essere assoggettato ad Iva ordinaria.
Per quanto riguarda il trattamento fiscale del servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dai negoziatori ai gestori collettivi, qualora detto servizio sia separatamente identificato, sotto il profilo economico, rispetto all'attività di negoziazione, si ritiene che lo stesso possa fruire del regime di esenzione, purché il servizio sia inquadrabile nell'ambito della gestione dei fondi comuni di investimento.
La Corte di giustizia europea, con la sentenza 4 maggio 2006, causa C-169/04 ha chiarito che non è preclusa la possibilità che possano fruire dell'esenzione Iva anche le gestioni di fondi comuni di investimento frazionate in servizi distinti forniti da un soggetto esterno al fondo. Tuttavia, per essere esenti, i servizi 'delegati' forniti dal terzo devono formare un 'insieme distinto, valutato globalmente che abbia l'effetto di adempiere le funzioni specifiche ed essenziali del servizio' per il quale è prevista l'esenzione, vale a dire, della gestione del fondo.

(Vedi risoluzione n. 61 del 2018)

Super e iper ammortamento – nuovi chiarimenti per gli investimenti in magazzini autoportanti


Con la risoluzione n. 62/E del 9 agosto 2018 l'Agenzia delle Entrate risponde alle istanze di interpello riguardanti il trattamento agli effetti agevolativi, dei cosiddetti 'magazzini autoportanti'. I chiarimenti riguardano, in particolare, i criteri per la corretta distinzione della componente immobiliare, suscettibile di attribuzione di rendita, rispetto alla componente mobiliare, priva di rilevanza ai fini catastali.
Al fine di inquadrare correttamente la questione sotto il profilo catastale occorre distinguere fra ciò che è configurabile come 'costruzione', da includere nella stima catastale, da ciò che è riconducibile alla parte impiantistica. I magazzini autoportanti si configurano come strutture, di solito di grandi dimensioni, destinate allo stoccaggio di merci eterogenee (stoccaggio estensivo). La loro caratteristica peculiare risiede nella scaffalatura che costituisce parte del sistema costruttivo dell'intero fabbricato, progettata e realizzata per assolvere la funzione di struttura portante, a cui sono connessi gli elementi di copertura e tamponatura. Dunque, le strutture costituenti le scaffalature dei magazzini autoportanti rappresentano elementi propri del fabbricato come le fondazioni, i divisori, le pareti di tamponamento e le coperture e, in quanto tali, annoverabili tra le 'costruzioni', da includere nella stima catastale.
Gli impianti elettrici, idrico-sanitari, di areazione, di climatizzazione, così come i sistemi antincendio, rappresentano elementi strutturalmente connessi al suolo o alle costruzioni. Tali componenti conferiscono all'immobile una maggiore fruibilità e, come tali, sono influenti ai fini della rendita catastale.
Di contro, i sistemi di automazione della movimentazione dei materiali stoccati (traslo-elevatori, satelliti, carrelli LGV a guida laser ecc.) costituiscono componenti annoverabili tra i 'macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo' e come tali esclusi dalla stima catastale.
Alla luce di ciò si ritiene che siano agevolabili con il super/iper ammortamento le sole componenti impiantistiche dei magazzini autoportanti, ossia le componenti escluse dalla determinazione della rendita catastale.

(Vedi risoluzione n. 62 del 2018)

Conferimento da parte di un soggetto non residente in Italia di un ramo d'azienda appartenente alla sua stabile organizzazione in Italia a favore di un altro soggetto residente


Al conferimento di ramo d'azienda è applicabile il regime di neutralità fiscale previsto dal combinato disposto degli articoli 178, comma 1, lettera c), e 179, comma 2, del Tuir ma a specifiche condizioni. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 63/E del 9 agosto 2018, ha fornito chiarimenti in merito al trattamento tributario da applicare al conferimento di un ramo d'azienda intercorso tra una società francese attiva nel campo assicurativo e la sua stabile organizzazione in Italia. Quest'ultima svolgeva due attività (qualificabili come rami d'azienda) e intendeva conferire uno dei due rami a favore di una società residente controllata dalla casa madre francese.
L'operazione di conferimento prospettata prevede che la società conferitaria (residente in Italia) aumenterà il proprio capitale in misura pari al valore netto contabile del ramo d'azienda conferito, mentre la corrispondente quota di partecipazione verrà attribuita alla stabile organizzazione, senza essere trasferita o assegnata alla società non residente. A conferimento avvenuto la stabile organizzazione iscriverà nella sua contabilità una quota della partecipazione nella conferitaria italiana al valore corrispondente all'aumento di capitale sociale conseguente al conferimento.
La stabile organizzazione in Italia segnala che non ha intenzione di cedere a terzi o ad altre società del gruppo, la partecipazione derivante dal conferimento né di trasferirla alla società non residente dalla quale promana.
Come anticipato l'Agenzia delle Entrate è dell'avviso che al conferimento descritto sia applicabile il regime di neutralità fiscale previsto dal Tuir, ma limitatamente agli elementi patrimoniali della stabile effettivamente confluiti nella società conferitaria, a patto che siano rispettate tutte le condizioni richieste dalla disciplina interna; in particolare, se la partecipazione nella conferitaria confluisce nella contabilità della stabile conferente da cui provengono gli asset conferiti. Qualora questo non avvenga o, successivamente al conferimento, le partecipazioni nella conferitaria siano trasferite o assegnate alla casa madre non residente, le partecipazioni si considereranno realizzate al valore normale.

(Vedi risoluzione n. 63 del 2018)