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Novità fiscali

Istituzione dei codici tributo per il versamento dei contributi forfettari dovuti ai sensi dell'art. 103 del decreto legge Rilancio


Il decreto legge Rilancio consente ai datori di lavoro di presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale o di dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o stranieri. Inoltre ai cittadini stranieri, in possesso di permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, è consentito di presentare istanza per richiedere un permesso di soggiorno temporaneo della durata di sei mesi. Per le suddette istanze è previsto il pagamento di un importo forfettario che nel primo caso ammonta a 500 euro (per ciascun lavoratore), mentre nel secondo a 130 euro. Per consentire il pagamento di tali contributi l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 27/E del 29 maggio 2020, ha istituito i codici tributo da utilizzare nel modello 'F24 Versamenti con elementi identificativi'. I nuovi codici tributo sono: 'REDT' denominato 'Datori di lavoro – contributo forfettario 500 euro – art. 103, comma 1, D.L. n. 34/2020'; 'RECT' denominato 'Cittadini stranieri – contributo forfettario 130 euro – art. 103, comma 2, D.L. n. 34/2020'.

(Vedi risoluzione n. 27 del 2020)

Versamento dell'Irap – Art. 24 decreto legge Rilancio – Soggetti con esercizio non coincidente con l'anno solare


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 28/E del 29 maggio 2020, ha fornito chiarimenti in ordine all'applicazione dell'articolo 24 del decreto legge Rilancio, con specifico riferimento ai soggetti che esercitano in proprio attività in periodi d'imposta non coincidenti con l'anno solare. L'articolo 24 ha previsto che non è dovuto il saldo relativo al periodo d'imposta 2019 dell'imposta regionale sulle attività produttive. Parimenti non è dovuto l'acconto relativo alla prima rata per il periodo d'imposta 2020 sempre relativo all'Irap. L'esonero non investe i soggetti con ricavi/compensi superiori a 250 milioni di euro nel periodo d'imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio. L'articolo 24 si applica anche ai soggetti che hanno esercizi c.d. 'a cavallo' ossia il periodo d'imposta non coincide con l'anno solare. In merito ai termini di versamento è bene ricordare che per i contribuenti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare, il versamento del saldo dovuto con riferimento all'Irap deve avvenire entro il 30 giugno dell'anno di presentazione della dichiarazione stessa e quello relativo alla I^ rata dell'acconto entro il medesimo termine ovvero entro il 30 novembre (II^ rata dell'acconto). Ciò significa che questi soggetti non sono tenuti ad effettuare i versamenti di giugno 2020; per i contribuenti con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare, invece, i versamenti devono avvenire entro l'ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta (saldo periodo precedente e I^ rata dell'acconto) e l'ultimo giorno dell'undicesimo mese dello stesso periodo d'imposta (II^ rata dell'acconto). Risulta, quindi, determinante individuare il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019. La risoluzione riporta alcuni esempi.

(Vedi risoluzione n. 28 del 2020)

Istruzioni per il versamento dell'Imu a seguito della legge di Bilancio 2020 – I codici tributo da utilizzare


L'ultima legge di Bilancio ha previsto l'abolizione a decorrere dall'anno 2020 dell'imposta unica comunale (Iuc) ma non altrettanto dell'imposta municipale propria (Imu) e della tassa sui rifiuti (Tari). L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 29/E del 29 maggio 2020, ha fornito le istruzioni per il versamento dell'Imu con i modelli F24 e F24 Enti pubblici. Il versamento deve avvenire con i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 35/E/2012 e n. 33/E/2013. Inoltre, per esigenze di monitoraggio, per il versamento dell'Imu relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall'impresa costruttrice alla vendita è stato istituito il codice tributo '3939' denominato 'IMU – imposta municipale propria per i fabbricati costruiti e destinati dall'impresa costruttrice alla vendita – COMUNE'. Per i versamenti dell'IMU da effettuare tramite il modello F24 EP sono confermati i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 53/E/2012 e n. 33/E/2013.

(Vedi risoluzione n. 29 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento dell'addizionale Ires per i soggetti che producono redditi derivanti da attività in concessione


Con la risoluzione n. 30/E del 3 giugno 2020 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, dell'addizionale all'Ires per i soggetti che producono redditi derivanti da attività in concessione. L'ultima legge di Bilancio ha infatti previsto per i periodi d'imposta 2019, 2020 e 2021 la maggiorazione di 3,5 punti percentuali dell'Ires per il miglioramento della rete infrastrutturale e dei trasporti delle attività svolte sulla base di concessioni autostradali, aeroportuali e ferroviarie. I nuovi codici tributo sono: '2045' denominato 'Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – ACCONTO PRIMA RATA'; '2046' denominato 'Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – ACCONTO SECONDA RATA O IN UNICA SOLUZIONE'; '2047' denominato 'Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – SALDO'.

(Vedi risoluzione n. 30 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute a seguito degli atti di recupero delle tasse sulle concessioni governative di cui all'art. 21 della tariffa allegata al Dpr n. 641/1972


Per consentire il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute a seguito degli atti di accertamento emessi dagli Uffici finalizzati al recupero delle tasse sulle concessioni governative l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 31/E del 3 giugno 2020, ha istituito i seguenti codici tributo: '3425' denominato 'Tassa concessione governativa – telefonia mobile – atto di accertamento'; '3426' denominato 'Tassa concessione governativa – telefonia mobile – interessi – atto di accertamento'; '3427' denominato 'Tassa concessione governativa – telefonia mobile – sanzioni – atto di accertamento'. Le spese di notifica relative ai suddetti atti sono versate con il codice tributo '9400 – spese di notifica per atti impositivi'.

(Vedi risoluzione n. 31 del 2020)

Istituzione delle causali contributo per il versamento dei contributi spettanti a Inarcassa


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 22/E del 12 maggio 2020, ha istituito le causali contributo per il versamento, tramite il modello 'F24', dei contributi di spettanza della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per gli ingegneri ed architetti liberi professionisti (Inarcassa).

(Vedi risoluzione n. 22 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento dell'imposta municipale immobiliare della Provincia Autonoma di Bolzano


Per consentire il versamento, tramite il modello F24, delle somme dovute a titolo di IMI, l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 23/E del 14 maggio 2020, ha istituito una serie di codici tributi. L'IMI è l'imposta municipale immobiliare che, a decorrere dall'anno 2014, ha sostituito integralmente nella Provincia Autonoma di Bolzano le imposte comunali immobiliari istituite con leggi dello Stato.

(Vedi risoluzione n. 23 del 2020)

Modello F24 (sezione Inps) – soppressione della causale contributo 'ENB1'


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 24/E del 14 maggio 2020, ha disposto la soppressione della causale contributo 'ENB1' denominata 'Ente Nazionale Bilaterale per l'Ambiente e per la Sicurezza ENBAS'.

(Vedi risoluzione n. 24 del 2020)

Ulteriori chiarimenti - Erogazioni liberali in denaro effettuate a favore della Protezione Civile


Con la risoluzione n. 25/E del 14 maggio 2020 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla documentazione probatoria delle donazioni in denaro effettuate a favore della Protezione civile, al fine di beneficiare delle agevolazioni ex art. 66 del decreto legge 'Cura Italia' convertito nella legge n. 27/2020. Il Dipartimento della Protezione civile, nello specifico, chiede di confermare che anche la copia del bonifico effettuato nel conto di Tesoreria n. 22330 è sufficiente per consentire al donatore di beneficiare della detrazione ex art. 66. Scopo di questo articolo è promuovere le erogazioni liberali a favore della Protezione civile per fronteggiare l'evolversi della pandemia da Coronavirus. Il comma 1 dell'art. 66 riconosce per le erogazioni liberali in denaro e in natura, effettuate nel 2020 dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali, una detrazione dall'imposta lorda ai fini dell'imposta sul reddito pari al 30%, per un importo non superiore a 30mila euro. Il secondo comma è dedicato, invece, alle erogazioni liberali in denaro o in natura, sempre legate all'emergenza da Covid-19, effettuate nel 2020, da soggetti titolari di reddito d'impresa.
In merito alla documentazione attestante il sostenimento dell'onere, analogamente a quanto previsto per la generalità delle erogazioni liberali in denaro, anche ai fini delle agevolazioni fiscali di cui all'art. 66, è necessario che dalla ricevuta di versamento bancario o postale ovvero, in caso di pagamento con carta di credito, di debito o prepagata, dall'estratto conto della società che gestisce tali carte, sia possibile individuare il soggetto beneficiario dell'erogazione liberale, il carattere di liberalità del pagamento e che lo stesso sia finalizzato a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. Ai fini della detrazione di cui all'art. 66, l'Agenzia ritiene sufficiente che dalle ricevute del versamento bancario o postale o dall'estratto conto della società che gestisce la carta di credito, di debito o la prepagata risulti che il versamento sia stato effettuato su uno dei conti correnti dedicati all'emergenza da Coronavirus. Possono dunque fruire della detrazione fiscale le erogazioni effettuate alla Protezione civile sul conto di Tesoreria n. 22330.

(Vedi risoluzione n. 25 del 2020)

Modello F24 – ridenominazione dei codici tributo utilizzati per il versamento dell'Ivie e dell'Ivafe.


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 26/E del 21 maggio 2020, procede alla ridenominazione dei codici tributo utilizzati per il versamento dell'imposta sul valore degli immobili situati all'estero (Ivie) e dell'imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all'estero (Ivafe). I versamenti delle citate imposte sono effettuati con i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 54/E del 7 giugno 2012 e n. 27/E del 19 aprile 2013. La presente circolare procede alla loro ridenominazione.

(Vedi risoluzione n. 26 del 2020)

Decreto legge 'Cura Italia' e decreto legge 'Liquidità' – Chiarimenti – Ulteriori risposte a quesiti 45



1 PREMESSA



Dopo l'emanazione del decreto 'Cura Italia e del decreto 'Liquidità' l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti interpretativi, anche sotto forma di risposte a quesiti, attraverso una serie di documenti di prassi che vanno dalle circolari n. 4/E, 5/E, 6/E, 7/E, 8/E e 9/E tutte del 2020 alle risoluzioni n. 12/E, 13/E, 17/E, 18/E e 21/E anche queste del 2020. A seguito di ulteriori quesiti pervenuti da associazioni di categoria, professioni e contribuenti, in merito all'applicazione delle previsioni fiscali contenute nei decreti indicati ma anche di quanto indicato nelle circolari n. 8/E/2020 e n. 9/E/2020, l'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 11/E del 6 maggio 2020, fornisce ulteriori chiarimenti interpretativi, sotto forma di risposta a quesiti. Sempre al fine di facilitare la lettura del documento, i quesiti sono trattati e suddivisi per aree tematiche omogenee.



2 SOSPENSIONE DEI TERMINI DEGLI ADEMPIMENTI FISCALI, DEI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI ED EFFETTI DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI IN SCADENZA



In questo paragrafo l'Agenzia fornisce chiarimenti in merito a: sospensione dei termini degli adempimenti fiscali; sospensione dei termini dei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi in scadenza.



Tra gli adempimenti tributari sospesi, con scadenza originaria nel periodo compreso tra l'8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020 e che vanno effettuati entro il 30 giugno 2020, vi rientrano:



· La presentazione della dichiarazione annuale Iva;



· La presentazione del modello TR relativo al credito Iva;



· La presentazione della comunicazione della liquidazione periodica Iva (LIPE) del primo trimestre 2020;



· La presentazione dell'esterometro del primo trimestre 2020.



L'Agenzia ricorda che in assenza della presentazione della dichiarazione Iva o del modello TR, gli uffici non potranno procedere a liquidare ed eseguire il rimborso dell'Iva a credito, annuale o trimestrale, ed è precluso l'utilizzo in compensazione del credito Iva, annuale in misura superiore a 5mila euro, o trimestrale, che può essere effettuato ricorrendone le altre condizioni, a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o del modello da cui il credito emerge. Resta ferma la possibilità per il contribuente di presentare la dichiarazione Iva o il modello TR anche nel corso del periodo di sospensione, non essendo preclusa la facoltà di porre in essere gli adempimenti tributari.



Tra gli adempimenti sospesi, da effettuare entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni, rientrano la presentazione del modello EAS e del modello INTRA 12, quest'ultimo da parte degli enti non commerciali e agricoltori esonerati. Il modello INTRA 12 deve essere utilizzato dagli enti, dalle associazioni e dalle altre organizzazioni non soggetti passivi d'imposta e dai produttori agricoli che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni oltre il limite di 10mila euro, ovvero che hanno optato per l'applicazione dell'imposta in Italia su tali acquisti.



Usufruisce della sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi di cui all'art. 62 del Decreto 'Cura Italia' anche la trasmissione telematica dei dati relativi alla verificazione periodica dei misuratori fiscali. Tali adempimenti, se scadono nel periodo compreso tra l'8 marzo e il 31 maggio 2020, possono essere effettuati entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni.



La circolare chiarisce, inoltre, che i controlli di conformità degli apparecchi misuratori fiscali adattati e RT/server RT, per la trasmissione telematica dei corrispettivi e successive integrazioni, da effettuarsi dagli Uffici Territorio delle Direzioni Provinciali territorialmente competenti, possono essere eseguiti, limitatamente al periodo di durata dell'emergenza sanitaria, in proprio dai produttori che dovranno autocertificare l'esecuzione e l'esito positivo dei controlli.



L'autocertificazione della effettuazione e dell'esito dei controlli eseguiti in proprio dal produttore, firmata digitalmente dal legale rappresentante, dovrà essere inviata telematicamente, a mezzo Pec, alla Direzione Centrale Tecnologie e Innovazione dell'Agenzia delle Entrate.



Le abilitazioni dei fabbricanti di misuratori fiscali e registratori telematici, in base a quanto disposto dall'articolo 103 del Decreto 'Cura Italia', in scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020, restano valide per 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza



Resteranno valide fino allo stesso termine, ovvero per i 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza anche le autorizzazioni di idoneità delle biglietterie automatizzate e di approvazione dei modelli di misuratori fiscali adattati e di registratori telematici, rilasciate dalle Entrate, che siano in scadenza nel periodo compreso tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020.



Durante il periodo emergenziale è possibile nonché opportuno concludere accordi di conciliazione a distanza fuori udienza in considerazione della primaria esigenza di tutelare la salute dei dipendenti e dei cittadini, evitando contatti fisici e spostamenti. In merito, nella circolare n. 6/E del 23 marzo 2020 le indicazioni fornite sulle modalità di gestione a distanza del procedimento di accertamento con adesione, possono essere adattate a qualsiasi altro procedimento tributario che richiede la partecipazione ovvero l'intesa con il contribuente. Le parti del giudizio tributario possono, quindi, concludere a distanza un accordo di conciliazione fuori udienza. Il deposito dell'accordo conciliativo, che può essere effettuato da ciascuna delle parti non oltre l'ultima udienza di trattazione in camera di consiglio o in pubblica udienza, del primo giudizio di primo o di secondo grado, deve essere effettuato tramite Sigit (Sistema informativo della Giustizia Tributaria).



Slitta al 30 giugno 2020 anche la presentazione della denuncia annuale, da parte degli assicuratori, dell'ammontare complessivo dei premi e accessori incassati, ai fini del calcolo dell'imposta sulle assicurazioni. La sospensione trova applicazione anche nel caso in cui la dichiarazione sia presentata dal soggetto estero tramite il proprio rappresentante fiscale in Italia. La disposizione – dice la circolare – è applicabile anche ai rappresentanti fiscali, sia per gli adempimenti propri che per quelli da espletare per i soggetti rappresentati e, comunque, qualora l'impresa abbia la propria sede in un altro Stato della Ue o negli Stati dello SEE che assicurano un adeguato scambio di informazioni, all'impresa stessa anche in assenza di nomina del rappresentante fiscale.



Tra gli adempimenti che possono essere effettuati entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni, trova posto anche la dichiarazione delle banche sulle operazioni di finanziamento effettuate nel corso dell'esercizio. Il modello va utilizzato anche per la liquidazione dell'imposta dovuta a saldo per il periodo di riferimento della dichiarazione e per la determinazione dell'acconto dovuto per l'esercizio successivo. Tenuti all'adempimento sono sia gli enti che hanno sede legale in Italia, sia i soggetti residenti all'estero che si avvalgono di un rappresentante fiscale per le operazioni di finanziamento poste in essere in Italia.



Il rinvio di cui al citato articolo 62 del Decreto 'Cura Italia' opera anche con riferimento alla presentazione del repertorio degli atti stipulati dai notai relativo al primo quadrimestre del 2020 che, pertanto, potrà essere effettuato entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni.



La sospensione degli adempimenti tributari, disposta dall'articolo 62 del Decreto per i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, si applica non solo nei confronti delle stabili organizzazioni in Italia di soggetti esteri, ma anche nei confronti dei soggetti non residenti che operano in Italia mediante identificazione diretta o un rappresentante fiscale. Tale soluzione è coerente con la finalità della norma, tesa a non gravare gli operatori, siano essi nazionali o esteri, con adempimenti tributari di difficile espletamento a causa dell'emergenza sanitaria in corso. Pertanto, anche i soggetti esteri possono presentare la dichiarazione annuale Iva entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni.



Il documento di prassi amministrativa fornisce chiarimenti anche in merito alla liquidazione Iva di gruppo, integrando quanto espresso nella circolare 9/E/2020. Le indicazioni concernono le modalità di verifica delle condizioni del calo del fatturato e del volume di ricavi/compensi, ai fini della possibile sospensione dei versamenti dei mesi di aprile e maggio, ai sensi dell'art. 18 del decreto Liquidità, da parte dei soggetti che aderiscono alla liquidazione Iva di gruppo o ad un gruppo Iva. Per la sospensione in esame è sufficiente che uno solo dei soggetti aderenti alla liquidazione di gruppo abbia le caratteristiche richieste dalla norma, purché l'ammontare dei ricavi derivanti dall'attività dallo stesso svolta sia prevalente rispetto a quello complessivamente realizzato a livello di gruppo. Qualora la condizione di prevalenza non sia realizzata, ma una o più società partecipanti alla liquidazione Iva di gruppo abbiano le caratteristiche che, individualmente, consentono di beneficiare della sospensione disposta dall'art. 18, è comunque possibile escludere dalla liquidazione periodica di gruppo la componente a debito riferibile a dette società, relativa al mese di marzo e/o di aprile 2020. Lo stesso vale per il Gruppo Iva: in tal caso va preso a riferimento il decremento del fatturato teoricamente imputabile a ciascuna singola società ed il corrispondente saldo a debito d'imposta per i mesi di marzo e/o aprile 2020. L'importo a debito sospeso può essere versato in un'unica soluzione entro il 30 giugno 2020 ovvero in 5 rate a decorrere dal medesimo mese. Qualora una o più società liquidino l'Iva con cadenza periodica trimestrale può essere sospeso un importo pari al saldo a debito riferibile ai soli mesi di marzo e/o aprile 2020.



3 CREDITO D'IMPOSTA PER BOTTEGHE E NEGOZI



La circolare fornisce chiarimenti anche in merito ai quesiti relativi al credito d'imposta per botteghe e negozi. L'agevolazione è pari al 60% dell'ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1 (cioè negozi e botteghe). Tale credito d'imposta sarà utilizzabile in compensazione. Ai fini del calcolo dell'ammontare del credito d'imposta spettante anche le spese condominiali possono concorrere alla determinazione dell'importo sul quale calcolare il credito d'imposta a patto che queste siano state pattuite come voce unitaria con il canone di locazione e questo risulti dal contratto. Il credito d'imposta spetta anche per la pertinenza purché questa sia utilizzata per lo svolgimento dell'attività.



4 ALTRI QUESITI



I premi versati dal datore di lavoro in favore dei propri dipendenti, a seguito della stipula di polizze a copertura del rischio di contrarre il Covid-19, possono rientrare nel campo di applicazione dell'articolo 51, comma 2, lettera f-quater), del decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917 e, pertanto, non concorrono alla formazione del reddito imponibile da lavoro dipendente dei lavoratori interessati.



La pandemia da Covid-19 ha spinto la Commissione Europea ad adottare la decisione di esentare dai dazi doganali all'importazione e dall'Iva le merci importate necessarie a contrastare gli effetti del contagio. La decisione riguarda il periodo 30 gennaio – 31 luglio 2020. In merito ai soggetti legittimati ad applicare l'esenzione Iva, la formulazione della decisione è ampia, ricomprendendo tra i soggetti legittimati anche coloro che effettuino le operazioni anche 'per conto' dei soggetti indicati. I benefici della decisione non sono legati solo alle caratteristiche del soggetto importatore dei beni, ma anche alla destinazione degli stessi. Conseguentemente, affinché l'importazione possa beneficiare del regime di esenzione Iva, è necessario che la stessa sia effettuata 'per conto' di un soggetto legittimato, circostanza di volta in volta desumibile dagli accordi tra le parti, anche in assenza di un mandato espressamente conferito, purché l'esistenza, anche implicita, di un mandato sia riscontrabile in base ai predetti accordi. Inoltre, il regime di esenzione Iva può essere applicato anche nei rapporti tra l'importatore e i soggetti legittimati, purché il suddetto trasferimento abbia ad oggetto i medesimi beni importati 'per loro conto' e tali beni siano destinati, gratuitamente, alle persone colpite o a rischio di contrarre il virus o impegnate nella lotta contro il Covid-19.



5 SOSPENSIONE DI VERSAMENTI TRIBUTARI



L'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito ai quesiti relativi alla sospensione di versamenti tributari per i soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione.



Il decreto legge Liquidità riconosce agli operatori economici maggiormente danneggiati dalla pandemia da coronavirus la possibilità di rinviare al mese di giugno 2020 alcuni versamenti tributari e contributivi in scadenza nei mesi di aprile e maggio 2020. Per fruire del beneficio è necessario che si sia registrata una rilevante flessione del fatturato e/o dei corrispettivi del mese di marzo ed aprile 2020, rispetto agli stessi mesi del precedente periodo di imposta.



In particolare, è previsto che la sospensione sia riconosciuta ai contribuenti che, nei predetti mesi, abbiano subìto una flessione del fatturato:



· di almeno il 33%, per coloro che hanno conseguito, nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, ricavi o compensi non superiori ai 50 milioni di euro;



· di almeno il 50%, per coloro che hanno conseguito, nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, ricavi o compensi superiori ai 50 milioni di euro.



Con la fusione per incorporazione, le società incorporate si estinguono, mentre l'incorporante prosegue la propria attività e le attività delle incorporate. Pertanto, nel caso di perfezionamento di un'operazione di fusione per incorporazione, il calcolo della riduzione del fatturato va eseguito confrontando il fatturato di marzo e aprile 2020 della società incorporante, con la somma dei fatturati delle singole società (incorporante e incorporate) relativi, rispettivamente, ai mesi di marzo e aprile 2019.



Come precisato nella circolare n. 8/E del 2020, ai fini della verifica del rispetto del limite di 40mila euro, per il riconoscimento del bonus ai lavoratori dipendenti, deve considerarsi esclusivamente il reddito di lavoro dipendente assoggettato a tassazione ordinaria Irpef e non anche quello assoggettato a tassazione separata o ad imposta sostitutiva. Ai fini del calcolo del limite reddituale dei 40mila euro bisogna tener conto dei redditi di lavoro dipendente conseguiti nel 2019, anche se derivanti da più rapporti di lavoro, assoggettati a tassazione ordinaria, con conseguente esclusione dei redditi assoggettati a tassazione separata e a imposta sostitutiva.



In merito al bonus di 100 euro previsto per i lavoratori dipendenti con redditi non superiori a 40mila euro, l'Agenzia ha precisato che i lavoratori dipendenti che nell'anno precedente a quello di erogazione del premio abbiano beneficiato delle agevolazioni previste per il rientro dei lavoratori in Italia, ovvero per i quali il reddito da lavoro dipendente non ha concorso per intero a tassazione, il predetto limite dovrà essere calcolato in ragione dell'importo di reddito di lavoro dipendente effettivamente percepito.



Il datore di lavoro/sostituto d'imposta che nel 2020 eroga il bonus di 100 euro ai lavoratori dipendenti ai fini della verifica del rispetto del limite reddituale di 40mila euro deve considerare gli importi indicati ai punti 1 e 2 della CU 2020, esclusivamente riferibili a redditi di lavoro dipendente, aumentati degli importi indicati ai punti 463 e 465, rispettivamente riferibili ai codici 1, riportato al punto 462, e ai codici 5, 9, 10 e 11, riportati al punto 465. Nella verifica del rispetto del limite reddituale il sostituto d'imposta italiano dovrà computare anche:



· la quota di reddito esente percepita dai c.d. 'frontalieri' (fino al massimo previsto di 7.500 euro),



· la quota di abbattimento dei redditi percepita dai residenti a Campione d'Italia riportata nell'annotazione con il codice 'CA' della CU 2020.



L'art. 63 del Decreto disciplina il bonus di 100 euro erogato come premio ai lavoratori dipendenti che nonostante l'epidemia da coronavirus si sono recati sul posto di lavoro. Il sostituto d'imposta italiano non può erogarlo a coloro che svolgono l'attività lavorativa all'estero.



Per l'anno in corso il decreto legge Liquidità ha prorogato al 30 aprile il termine per la consegna e la trasmissione telematica delle certificazioni uniche relative ai redditi di lavoro dipendente e ai redditi di lavoro autonomo. Vista la proroga non si applicano le sanzioni del Dpr 322/1998 se la trasmissione telematica delle certificazioni uniche avviene entro il 30 aprile. Considerato che la norma fa riferimento ai soli obblighi riguardanti, rispettivamente, la consegna agli interessati e la trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate delle certificazioni uniche, si ritiene che la proroga al 30 aprile del termine per la consegna agli interessati delle stesse, e la non applicazione delle sanzioni, possano essere applicate ai soli adempimenti tributari richiamati e, dunque, non possano essere estese anche alla trasmissione telematica delle comunicazioni relative agli oneri detraibili, in relazione alle quali non è presente alcun riferimento. Per tali comunicazioni resta fermo il termine del 31 marzo.



L'articolo 67 del Decreto disciplina la sospensione dei termini relativi alle attività di controllo e di accertamento nel periodo corrente dall'8 marzo al 31 maggio 2020. L'attività degli uffici, tuttavia, non è sospesa. La sospensione dei termini alle attività di controllo e accertamento è stata decisa per evitare spostamenti fisici in questo periodo di pandemia. Nei casi urgenti o indifferibili sarà l'ufficio a valutare, caso per caso, il da farsi. Con riferimento agli atti connessi a procedimenti penali la denuncia deve essere effettuata senza ritardo e le attività accertative in argomento sono indifferibili ed urgenti. In relazione alla richiesta di misure cautelari, la stessa può essere effettuata sulla base del processo verbale senza necessità di notifica dell'avviso di accertamento. Ciò anche in considerazione del fatto che non rientrano tra le udienze rinviate dall'articolo 83 del Decreto quelle relative alle misure cautelari. Qualora si sia in presenza di misure cautelari già concesse alla data dell'8 marzo 2020, per le quali sono previsti 120 giorni per la notifica dell'atto, si ritiene che tale termine rientri tra quelli sospesi.



La sospensione dei termini delle attività degli enti impositori dall'8 marzo al 31 maggio 2020 comporta lo spostamento in avanti del decorso dei termini per la stessa durata della sospensione, anche se il termine di prescrizione o decadenza sospeso non scade entro il 2020. Ciò premesso, ai sensi del comma 4 dell'articolo 67 come modificato dalla legge di conversione del Decreto 'Cura Italia' , con riferimento ai termini di prescrizione e decadenza, relativi all'attività degli uffici degli enti impositori si applica l'articolo 12, commi 1 e 3, del decreto legislativo n. 159/2015.



L'Agenzia delle Entrate esamina i dubbi nati in merito al computo dei giorni per la conclusione dell'accertamento con adesione. Conferma che per l'istanza di accertamento presentata a seguito della notifica di un avviso di accertamento, alla sospensione per l'impugnazione dal 9 marzo al 15 aprile prevista dall'articolo 83 del decreto 'Cura Italia' (38 giorni), estesa in seguito all'11 maggio dal decreto Liquidità (26 giorni), si sommano sia il termine di sospensione di 90 giorni prevista nel procedimento di adesione e sia la sospensione del periodo feriale (31 giorni) nel caso in cui il termine del ricorso ricadesse nel periodo temporale tra il 1° agosto e il 31 agosto 2020. Nel caso di accertamento notificato il 21 gennaio 2020 la scadenza per ricorrere o per sottoscrivere l'adesione sarà il 22 settembre 2020.



Le spese sostenute per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, ad esempio le mascherine, sono detraibili dall'imposta lorda se classificate come dispositivi medici a marcatura CE. Per fruire della detrazione è però necessario che dalla certificazione fiscale (scontrino o fattura) risulti chiaramente la descrizione del prodotto acquistato ed il soggetto che sostiene la spesa, non potendo essere considerati validi i documenti fiscali che riportino semplicemente l'indicazione 'dispositivo medico'. La natura del prodotto, come dispositivo medico, può essere identificata anche mediante le codifiche utilizzate ai fini della trasmissione dei dati al sistema tessera sanitaria quale il codice 'AD (spese relative all'acquisto o affitto di dispositivi medici con marcatura CE'. Per agevolare l'individuazione dei prodotti che danno diritto alla detrazione e che rispondono alla definizione di dispositivo medico, il Ministero della Salute ha pubblicato un elenco, non esaustivo. In tutti i casi in cui il documento di spesa riporti il codice 'AD', attestante la trasmissione al sistema tessera sanitaria della spesa per dispositivi medici, ai fini della detrazione, non è necessario che sia riportata anche la marcatura CE o la conformità alle direttive europee. Se il documento di spesa non riporta il codice 'AD' è necessario: per i dispositivi medici compresi nel predetto elenco, conservare la documentazione dalla quale risulti che lo stesso ha la marcatura CE; per i dispositivi medici non compresi in tale elenco, che il prodotto riporti, oltre alla marcatura CE, anche la conformità alla normativa europea. Considerato che l'elencazione dei dispositivi medici è da considerarsi esemplificativa e non esaustiva, si ritiene che qualora le mascherine protettive siano classificate quali dispositivi medici dai provvedimenti del Ministero della Salute o rispettino i requisiti di marcatura CE, le relative spese di acquisto siano detraibili nella misura del 19%.



Le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore della Protezione civile per l'emergenza Covid-19 devono avvenire mediante versamento bancario o postale o attraverso sistemi di pagamento tracciabili (carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari). Solo in questo modo possono beneficiare della detrazione che non spetta se le erogazioni vengono effettuate in contanti. Per quanto concerne la detrazione è necessario che dalla ricevuta del versamento bancario o postale o dall'estratto conto della società che gestisce la carta di credito, la carta di debito o la carta prepagata risulti che il versamento sia stato effettuato su uno dei conti correnti dedicati all'emergenza sanitaria da coronavirus. Con riferimento, invece, alle erogazioni in denaro pervenute alla Protezione civile, per il tramite di collettori intermediari, di piattaforme di crowdfunding, si ritiene che i contribuenti devono essere in possesso della ricevuta del versamento o della ricevuta attestante l'operazione effettuata su piattaforme messe a disposizione dai collettori intermediari o di crowdfunding nonché della attestazione rilasciata dal collettore, dal gestore della piattaforma di crowdfunding dalla quale emerga che la donazione è stata versata nei conti correnti dedicati all'emergenza Covid-19.



L'Agenzia delle Entrate chiarisce che nel periodo di sospensione di cui all'articolo 67 del Decreto rientri anche l'attività degli uffici di controllo della regolarità dell'autoliquidazione e del versamento delle imposte da parte del notaio e il successivo invio dell'apposito avviso di liquidazione per l'integrazione dell'imposta versata, entro il termine di 60 giorni dalla presentazione del modello unico informatico. Ciò non impedisce, tuttavia, all'ufficio di effettuare l'attività di controllo, con la conseguenza che è legittimo l'avviso di liquidazione di una maggiore imposta principale che l'Agenzia delle Entrate ritenga dovuta rispetto all'autoliquidazione effettuata dal notaio.



(Vedi circolare n. 11 del 2020)

Chiarimenti in merito alla prova delle cessioni intracomunitarie – Art. 45-bis del Regolamento Ue di esecuzione n. 282/2011 (Regolamento Iva)



Premessa



Con la circolare n. 12/E del 12 maggio 2020 l'Agenzia delle Entrate fa il punto sulla norma vigente in materia di prove documentali relative alle cessioni intra-Ue, anche alla luce dell'art. 45-bis del Regolamento Iva applicabile dallo scorso 1°gennaio.



Normativa e prassi nazionale sui mezzi di prova per le cessioni intracomunitarie



Costituiscono cessioni non imponibili le cessioni a titolo oneroso di beni trasportati o spediti nel territorio di un altro Stato membro dal cedente, dall'acquirente o da terzi per loro conto, nei confronti di soggetti passivi d'imposta. Per la realizzazione di una cessione intracomunitaria la normativa italiana richiede la sussistenza di una serie di requisiti che devono sussistere congiuntamente. La mancanza anche solo di uno, farà considerare imponibile ai fini Iva la cessione. Prima dell'entrata in vigore dell'art. 45-bis del Regolamento Iva, l'Agenzia delle Entrate aveva fornito diversi chiarimenti in materia. Sulla prova dell'effettiva movimentazione dei beni dall'Italia ad un altro Paese membro, indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione fossero avvenuti a cura del cedente, del cessionario o di terzi per loro conto, l'Agenzia ha chiarito che, per le cessioni intracomunitarie, il CMR elettronico, recante lo stesso contenuto di quello cartaceo, costituisce un mezzo di prova idoneo a dimostrare l'uscita della merce dal territorio nazionale. Inoltre, mezzo di prova equivalente al CMR cartaceo, è anche un insieme di documenti dai quali è possibile ricavare le medesime informazioni presenti nello stesso CMR cartaceo. Tale documentazione, per avere valore, deve essere conservata unitamente alle fatture di vendita, alla documentazione bancaria attestante le somme riscosse per le predette cessioni e alla documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti nonché agli elenchi Intrastat. Sempre in merito alla prova della cessione intracomunitaria le Entrate hanno chiarito che quando non è possibile esibire il documento di trasporto possono essere validi altri mezzi di prova idonei e che la prova dell'avvenuto trasferimento del bene in un altro Stato membro deriva da un insieme di documenti da cui si ricava che il bene è stato trasferito dallo Stato del cedente a quello dell'acquirente. Sul tema della prova dell'effettività di un trasporto effettuato dall'Italia verso un altro Stato membro l'Amministrazione finanziaria si è pronunciata nell'interpello n. 100 dell'8 aprile 2019. Una società poneva in essere cessioni intracomunitarie di beni sia 'franco destino' sia 'franco fabbrica'. Alla spedizione di beni la società emetteva un documento di trasporto con indicazione della destinazione dei beni, firmato anche dal trasportatore per presa in carico. Quando il trasporto era curato dalla stessa società, questa riceveva la fattura del trasportatore con l'indicazione dei trasporti effettuati. Oltre al documento di trasporto la società italiana predisponeva un documento completo di tutti i dati necessari a costituire prova dell'avvenuto trasporto intracomunitario. Dai documenti si dovevano individuare i soggetti coinvolti ossia il cedente, il vettore e il cessionario, come pure tutti i dati necessari a definire l'operazione.



Presunzione di avvenuto trasporto o spedizione di beni in un altro Stato membro



La Direttiva Iva non indica le modalità con le quali gli operatori possono dimostrare l'avvenuto trasporto o spedizione nell'altro Stato dell'Unione affinché sia riconosciuta l'esenzione dell'operazione stessa. Nella Ue gli Stati hanno adottato approcci differenti e questo ha comportato difficoltà per il mondo delle imprese. Il Consiglio dell'Unione Europea ha ritenuto necessario individuare talune circostanze in cui i beni dovrebbero essere considerati spediti o trasportati dallo Stato membro di cessione verso una destinazione esterna ma comunque nella Comunità, creando le condizioni per l'applicazione armonizzata della non imponibilità per le cessioni intra-Ue. In particolare è stata introdotta una presunzione relativa circa l'avvenuto trasporto di beni in ambito comunitario. Con le Note Esplicative sui 'quick fixes 2020', pubblicate a dicembre 2019, la Commissione ha fornito alcuni chiarimenti in merito. In particolare vengono disciplinate le ipotesi in cui:



a) i beni siano stati spediti o trasportati dal venditore o da un terzo per suo conto;



b) i beni siano stati trasportati dall'acquirente o da un terzo per suo conto.



Nella prima fattispecie, per beneficiare della presunzione di trasporto, il venditore, oltre a dichiarare che i beni sono stati spediti o trasportati da lui o da terzi per suo conto, dovrà produrre almeno due documenti non contraddittori e provenienti da soggetti diversi tra loro e indipendenti sia dal venditore che dall'acquirente. Si tratta dei documenti relativi al trasporto o alla spedizione dei beni. In alternativa, il venditore potrà presentare, oltre alla dichiarazione che i beni sono stati spediti o trasportati da lui o da terzi per proprio conto, un documento relativo al trasporto o alla spedizione dei beni e uno qualsiasi tra i seguenti documenti: una polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni; documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, ad esempio un notaio, sull'arrivo dei beni nel Paese di destinazione; una ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato membro di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale Stato membro.



Nella seconda fattispecie (b), in cui il trasporto viene effettuato dall'acquirente oppure da un terzo per suo conto, l'acquirente stesso deve fornire al venditore, entro il decimo giorno del mese successivo alla cessione, una dichiarazione scritta dalla quale dovranno risultare la data del rilascio, il nome e l'indirizzo dell'acquirente, la quantità e la natura dei beni ceduti, la data e il luogo del loro arrivo, l'identificazione della persona che ha accettato i beni per conto dell'acquirente e, qualora si tratti di mezzi di trasporto, il numero di identificazione del mezzo. La trasmissione al venditore della dichiarazione scritta da parte dell'acquirente oltre il termine del decimo giorno del mese successivo alla cessione, non preclude la possibilità per il venditore di beneficiare della presunzione in presenza di tutte le altre condizioni previste.



E' invece esclusa l'applicazione della presunzione che le merci siano state trasportate o spedite in altro Stato membro qualora il trasporto o la spedizione siano stati effettuati dal cedente o dal cessionario senza l'intervento di altri soggetti come, ad esempio, lo spedizioniere o il trasportatore. Questo perché gli elementi di prova non contraddittori richiesti ai fini dell'applicazione della presunzione in commento devono provenire da due parti indipendenti tra loro, dal venditore e dall'acquirente.



Rapporto tra la presunzione di cui all'articolo 45-bis del Regolamento Iva e la prassi nazionale in materia di prova del trasporto nella cessione intracomunitaria



La presunzione contenuta nell'articolo 45-bis del Regolamento Iva è applicabile solo qualora la documentazione in possesso del contribuente risponda ai requisiti ivi previsti. Le Autorità fiscali dei Paesi Ue hanno comunque la facoltà di superare la presunzione dell'avvenuto trasporto o spedizione intracomunitaria. Ciò si verifica quando l'Amministrazione finanziaria viene a conoscenza che il trasporto non si è realizzato perché, ad esempio, i beni sono ancora giacenti nel magazzino del venditore oppure che gli stessi beni sono andati distrutti in seguito ad un incidente durante il trasporto. In questi casi, essendo chiaro ed evidente che il trasporto comunitario non è avvenuto, la non imponibilità dell'operazione non può essere riconosciuta. La medesima cosa può avvenire qualora i documenti obbligatori e forniti come prova contengano informazioni non corrette o addirittura false.



L'articolo 45-bis del Regolamento Iva non preclude agli Stati membri l'applicazione di norme o prassi nazionali ulteriori in materia di prova delle cessioni intracomunitarie, eventualmente più flessibili della presunzione prevista dal Regolamento Iva.



In tema di prova del trasporto intracomunitario dei beni l'Agenzia delle Entrate ritiene quindi che nei casi in cui non sia possibile applicare la presunzione di cui all'articolo 45-bis, possa continuare a trovare applicazione la prassi nazionale, anche adottata prima dell'entrata in vigore del medesimo articolo.



(Vedi circolare n. 12 del 2020)

Istituzione del codice tributo per il versamento dell'imposta sostitutiva dell'Irpef per i trasferimenti dall'estero al Mezzogiorno d'Italia


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 19/E del 21 aprile 2020, ha istituito il codice tributo '1899' denominato 'Imposta sostitutiva dell'Irpef – Pensionati esteri nuovi residenti – art. 24-ter del Tuir'. Devono utilizzare questo codice tributo i soggetti che hanno esercitato l'opzione per il pagamento, in un'unica soluzione, dell'imposta sostitutiva dovuta tramite modello F24, entro il termine di pagamento del saldo delle imposte sui redditi. Ad essere coinvolte sono le persone fisiche, titolari di redditi da pensione erogate da soggetti esteri, che decidono di trasferire la propria residenza in uno dei comuni del Mezzogiorno d'Italia con popolazione non superiore a 20mila abitanti o in uno dei comuni colpiti dagli eventi sismici del 2016, con popolazione non superiore a 3mila abitanti. Il regime agevolato consiste nella possibilità di assoggettare i redditi di qualunque categoria, prodotti all'estero, a un'imposta sostitutiva, calcolata in via forfettaria, dell'Irpef del 7%, per ciascun anno per cui è valida l'opzione. Il Direttore dell'Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 31 maggio 2019, ha definito le modalità applicative per l'esercizio e la revoca dell'opzione, la cessazione degli effetti, nonché di versamento dell'imposta sostitutiva.

(Vedi risoluzione n. 19 del 2020)

Modello F24 Elide – soppressione della causale contributo APEV


Su richiesta dell'Inps, l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 20/E del 21 aprile 2020, ha disposto la soppressione della causale contributo 'APEV' denominata 'APE Volontaria Incremento montante – articolo 1, comma 172, legge 11 dicembre 2016 n. 232'. La soppressione di detta causale scatta dal quinto giorno lavorativo successivo alla pubblicazione della presente risoluzione.

(Vedi risoluzione n. 20 del 2020)

Erogazioni liberali in denaro effettuate alla Presidenza del Consiglio – Dipartimento della Protezione Civile – Decreto legge 'Cura Italia'


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 21/E del 28 aprile 2020, fornisce chiarimenti in merito alle erogazioni liberali, anche in denaro, effettuate a favore della Protezione civile per contrastare più efficacemente l'emergenza epidemiologica da Coronavirus che sta attraversando il Paese. Il chiarimento riguarda in particolare gli adempimenti che i donatori devono porre in essere per fruire delle detrazioni o deduzioni previste dalla legge a tal fine. L'articolo 66 del decreto legge 'Cura Italia' ha previsto una detrazione dall'imposta lorda ai fini dell'imposta sul reddito pari al 30%, per un importo non superiore a 30mila euro, per le erogazioni liberali in denaro e in natura effettuate da persone fisiche e da enti non commerciali nel 2020 finalizzate a finanziare gli interventi tesi a contenere e gestire l'emergenza sanitaria in corso. Sempre l'articolo 66 estende alle suddette erogazioni liberali effettuate da soggetti titolari di reddito di impresa quanto previsto per le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore delle persone colpite da eventi di calamità pubblica. La Protezione civile, a tal fine, ha aperto due conti correnti; uno servirà a raccogliere fondi per finanziare l'acquisto di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), ventilatori, respiratori, attrezzature ed apparecchiature per sale di rianimazione e l'altro per costituire un fondo da destinare alle famiglie degli operatori sanitari deceduti nello svolgimento delle proprie attività a causa del Covid-19.
Raccolte di fondi sono state promosse anche da soggetti, di fatto intermediari, che con il ruolo di collettori riverseranno le somme complessive raccolte nel conto corrente della Protezione civile. A questi soggetti si aggiungono coloro che hanno promosso raccolte di fondi mediante piattaforme di crowdfunding che, allo stesso modo, confluiranno nei conti correnti della Protezione civile.
Al fine di prevenire eventuali fenomeni di abusi l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che le erogazioni liberali in denaro devono essere effettuate tramite versamento bancario o postale, nonché tramite sistemi di pagamento tracciabile. La detrazione, infatti, non spetta per le erogazioni effettuate in contanti. Ai fini della detrazione è sufficiente che dalle ricevute del versamento bancario o postale o dall'estratto conto della società che gestisce la carta di credito, la carta di debito o la carta prepagata risulti che il versamento sia stato effettuato su uno dei conti correnti dedicati all'emergenza epidemiologica da Covid-19.
In merito alle erogazioni di denaro pervenute tramite collettori intermediari o piattaforme di crowdfunding l'Agenzia ritiene che i contribuenti per godere delle agevolazioni previste dall'articolo 66 devono essere in possesso della ricevuta del versamento o della ricevuta attestante l'operazione effettuata su piattaforme messe a disposizione dai collettori intermediari o di crowdfunding nonché della attestazione rilasciata dal collettore, dal gestore della piattaforma di crowdfunding dalla quale emerga che la donazione è stata versata nei conti correnti dedicati all'emergenza da coronavirus. Qualora i versamenti siano avvenuti su conti correnti diversi da quelli dedicati o qualora dalle ricevute di versamento non sia possibile ricavare le informazioni necessarie, ai fini della fruizione delle detrazioni e deduzioni, oltre alla ricevuta del versamento effettuato, sarà necessario che il Dipartimento della Protezione civile rilasci una specifica ricevuta dalla quale risulti anche che le erogazioni sono finalizzate a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell'emergenza sanitaria in corso.

(Vedi risoluzione n. 21 del 2020)