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Novità fiscali

Variazione delle modalità di compilazione del mod. F24 Accise in caso di pagamenti da effettuare con il codice tributo '5478'


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 67/E del 20 ottobre scorso, ha istituito il codice tributo '5478' per consentire il versamento, tramite modello F24 Accise, della quota pari allo 0,5% del totale della raccolta da scommesse relative agli eventi sportivi di ogni genere. Con la presente risoluzione n. 72/E del 19 novembre 2020 l'Agenzia delle Entrate, su richiesta dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Direzione Giochi, ha indicato anche il quadrimestre di riferimento al fine di una più agevole identificazione dei pagamenti. Il valore '01' per il versamento del primo quadrimestre; il valore '02' per il versamento del secondo quadrimestre e il valore '03' per il versamento del terzo quadrimestre. La presente risoluzione è operativa a decorrere dal 24 novembre 2020.

(Vedi risoluzione n. xx del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute in relazione alla registrazione degli atti privati - Ridenominazione di codice tributo


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 73/E del 19 novembre 2020, ha istituito ulteriori codici tributo per consentire il versamento tramite modello F24 di imposte e sanzioni in relazione alla registrazione degli atti privati.


  • '1555' denominato 'Atti privati - Imposta ipotecaria';

  • '1556' denominato 'Atti privati - Imposta catastale';

  • '1557' denominato 'Atti privati - Sanzione imposte ipotecaria e catastali - Ravvedimento'.


Per consentire il versamento delle somme dovute a seguito degli avvisi di liquidazione emessi dagli uffici dell'Agenzia delle Entrate in relazione alla registrazione degli atti privati, sono utilizzati i codici tributo già istituiti ma di seguito indicati e ridenominati:

  • 'A140' ridenominato 'ATTI PRIVATI - ATTI GIUDIZIARI - SUCCESSIONI Imposta ipotecaria - somme liquidate dall'ufficio';

  • 'A141' ridenominato 'ATTI PRIVATI - ATTI GIUDIZIARI - SUCCESSIONI Imposta catastale - somme liquidate dall'ufficio';

  • 'A149' ridenominato 'ATTI PRIVATI - ATTI GIUDIZIARI - SUCCESSIONI Sanzione Imposte catastali e ipotecarie - somme liquidate dall'ufficio'.


Le spese di notifica relative ai suddetti avvisi sono versate con il codice tributo '9400 - spese di notifica per atti impositivi'.

(Vedi risoluzione n. 73 del 2020)

Ridenominazione del codice tributo '6834' per utilizzare in compensazione il credito d'imposta derivante dalla trasformazione di attività per imposte anticipate - art. 44-bis decreto Rilancio


L'articolo 44-bis del decreto Rilancio, come da ultimo modificato dal decreto 'Agosto', dispone che qualora una società ceda a titolo oneroso, entro il 31 dicembre 2020, crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori inadempienti, può trasformare in crediti d'imposta le attività per imposte anticipate riferite ai componenti indicati nella medesima disposizione, nei limiti, termini e condizioni ivi previsti. Il comma 2 del medesimo articolo prevede che dalla data di efficacia giuridica della cessione i crediti d'imposta possono essere utilizzati, senza limiti di importo, in compensazione, oppure possono essere ceduti o, ancora, chiesti a rimborso. Gli stessi vanno indicati nella dichiarazione dei redditi e non concorrono alla formazione del reddito di impresa né della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive.
Ai fini della compensazione tramite il modello F24 viene utilizzato il codice tributo '6834'. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 71/E del 18 novembre 2020, ha provveduto a ridenominarlo nel modo seguente: 'Credito d'imposta derivante dalla trasformazione di attività per imposte anticipate'.

(Vedi risoluzione n. 71 del 2020)

Sequestro per equivalente e successiva confisca dei beni - Applicabilità - Effetti


L'amministratore giudiziario di un'azienda oggetto di sequestro per equivalente dei beni chiede all'Agenzia delle Entrate una serie di chiarimenti in merito agli obblighi tributari e agli adempimenti dichiarativi fiscali di diversi periodi e se questi debbano essere onorati dall'imprenditore destinatario del procedimento o dall'amministrazione giudiziaria o, ancora, se potranno estinguersi per confusione ex art. 1253 del Codice civile. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 70/E del 29 ottobre 2020, precisa che si estinguono per confusione i debiti erariali emersi dalle dichiarazioni fiscali precedenti il sequestro, connessi ai beni successivamente acquisiti dallo Stato. Le altre pendenze, invece, restano a carico di chi ha subìto la misura cautelare. All'amministrazione giudiziario spetta il compito di presentare le dichiarazioni dei redditi per l'intero periodo del sequestro nonché versare i relativi tributi.



Il Tribunale del riesame, con un provvedimento del 2019, confermava il sequestro preventivo per equivalente dei beni. Anche la Corte di Appello ribadiva la confisca disposta in primo grado del patrimonio della ditta individuale, divenuta definitiva nel 2020. La stessa Corte di Appello disponeva la cancellazione del vincolo del sequestro gravante sull'azienda e autorizzava la vendita, perfezionata per atto notarile nel 2020.

Il soggetto istante precisa, inoltre, che l'imprenditore ha predisposto e fatto trasmettere la dichiarazione fiscale per l'anno 2017 e per l'anno 2018; lui stesso ha predisposto e trasmesso la dichiarazione dei redditi per l'anno 2018 nel 2019 dalla quale emergono imposte da pagare Irpef, non versate per incapienza delle disponibilità finanziarie aziendali. Dovendo procedere alla predisposizione del riparto finale e del regolamento dei debiti a carico dell'amministrazione giudiziaria, fra cui quelli tributari, lo stesso amministratore giudiziario pone una serie di quesiti all'Agenzia delle Entrate:



  • i debiti per imposte scaturenti dalle dichiarazioni fiscali relative agli anni solari precedenti al sequestro, ossia fino al 2017 incluso, devono essere pagate dall'imprenditore che le ha dichiarate o invece devono essere incluse fra i debiti aziendali da pagare da parte dell'amministrazione giudiziaria o da intendersi estinte per confusione?;

  • si dovrà procedere alla rettifica della dichiarazione fiscale presentata per l'intero periodo d'imposta 2018, ricalcolando il reddito del solo periodo d'imposta successivo al sequestro, anche se quella precedente non è stata presentata, oppure bisognerà trasmettere due distinte dichiarazioni rettificative una per ciascuno dei periodi ante e post sequestro?

  • quali sono le obbligazioni tributarie e gli adempimenti dichiarativi fiscali relativi alla frazione dell'ultimo periodo d'imposta fino alla data in cui è divenuta definitiva la confisca? E quali obblighi dichiarativi ai fini reddituali scaturenti dalla vendita dell'azienda perfezionata successivamente alla definitività delle confisca?;

  • i debiti tributari scaturenti dalle dichiarazioni dei redditi dell'impresa relative ai periodi post sequestro 2018 e 2019 e 2020, anche se non onorati tempestivamente, devono essere pagati dall'amministrazione giudiziaria oppure potranno estinguersi per confusione ex art. 1253 Codice civile?


Ai sequestri preventivi si applicano le disposizioni del Decreto legislativo n. 159 del 2011 ('Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione'). L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 114/E del 31 agosto 2017, ha precisato che l'articolo 50, comma 2, del Codice delle leggi antimafia regola una particolare ipotesi di estinzione dell'obbligazione tributaria. 'Nelle ipotesi di confisca dei beni, aziende o partecipazioni societarie sequestrati, i crediti erariali si estinguono per confusione ai sensi dell'art. 1253 c.c.'. Affinché si verifichi tale effetto estintivo devono sussistere particolari presupposti: la definitività della confisca; il venir meno della pluralità dei soggetti del rapporto obbligatorio, con conseguente riunione della qualità di debitore e di creditore nello stesso soggetto (lo Stato-Erario). Inoltre, sempre secondo il medesimo documento di prassi, la confusione si riferisce ai soli crediti di natura erariale, restando esclusi gli altri (ad esempio, quelli per Ires o Irpef).



In pendenza di sequestro, dunque, l'amministratore giudiziario deve:



  • presentare le dichiarazioni relative al periodo d'imposta anteriore a quello in cui è stata adottata la misura cautelare, per le quali non sia scaduto il relativo termine di presentazione alla data di consegna dei beni;

  • determinare, in via provvisoria, il reddito dei beni sequestrati;

  • presentare, nei termini ordinari, le dichiarazioni relative ai periodi d'imposta interessati dall'amministrazione giudiziaria e versare le relative imposte.



Nel momento in cui, all'esito del procedimento cautelare, la confisca definitiva comporti, con effetto retroattivo alla data del sequestro, il consolidarsi del patrimonio in capo allo Stato-Erario:



  • si estingueranno per confusione tutti i crediti erariali maturati (e non estinti) per Irpef (o Ires) sino all'adozione del provvedimento di sequestro, connessi al patrimonio acquisito in quanto derivanti dai redditi che lo stesso ha prodotto in capo al soggetto che ha subito la misura cautelare.

  • successivamente a tale data, seppure con effetto che retroagisce dalla confisca definitiva, ricordato che il soggetto passivo d'imposta diviene lo Stato, mancando il presupposto soggettivo per l'imposizione, detti tributi non saranno dovuti. Restano, invece, esclusi dall'effetto estintivo i crediti Irap, Iva o relativi alle ritenute per i quali, quindi, non viene meno la dualità dei soggetti del rapporto obbligatorio.



In riferimento ai quesiti formulati si avrà che:



  • i debiti per imposte (Irpef) scaturenti dalle dichiarazioni fiscali relative agli anni solari precedenti al sequestro (nel caso di specie fino al 2017 incluso), si intendono estinti per confusione sempre se inerenti o comunque derivanti dai beni poi acquisiti al patrimonio dello Stato e nel limite del loro valore. I restanti debiti restano a carico del soggetto (o dei soggetti) che hanno subito il sequestro;

  • l'amministratore giudiziario è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi (riferiti ai beni oggetto di sequestro) relativa all'intero periodo d'imposta in cui è stata attuata la misura cautelare (2018), con versamento dei relativi tributi e/o imposte;

  • in merito al periodo d'imposta in cui è divenuta definitiva la confisca, ivi inclusa la frazione compresa tra il suo inizio e la definitività della confisca stessa, ai fini reddituali non sussiste alcun obbligo dichiarativo. Ciò vale anche in riferimento alla vendita dell'azienda avvenuta dopo che la confisca è diventata definitiva;

  • i debiti tributari (Irpef), scaturenti dalle dichiarazioni dei redditi dell'impresa relative ai periodi di imposta intercorrenti tra il sequestro e la confisca definitiva, ove non tempestivamente onorati, non sono più dovuti.


Tra i debiti tributari trovano posto anche gli interessi maturati per il ritardato/omesso versamento.



(Vedi risoluzione n. 70 del 2020)

Chiarimenti sulle modifiche alla disciplina del Patent Box


È dedicata alle nuove modalità di fruizione dell'agevolazione Patent box la circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 28/E del 29 ottobre 2020. Terminata la consultazione pubblica e recepiti gli orientamenti degli operatori del settore, a seguito della consultazione pubblica avviata lo scorso 10 febbraio, l'Amministrazione finanziaria fornisce chiarimenti sul nuovo regime di autoliquidazione del Patent box che prevede una parziale detassazione dei redditi derivanti dall'utilizzo di determinati beni immateriali relativi ad attività di ricerca e sviluppo. Il documento fornisce soluzioni interpretative sulle nuove modalità di fruizione del Patent box, a seguito delle modifiche introdotte dall'articolo 4 del decreto Crescita (Decreto legge n. 34/2019) che consente, in caso di utilizzo diretto del bene immateriale, di autoliquidare l'agevolazione spettante in dichiarazione, previa predisposizione di idonea documentazione e di determinare in maniera autonoma il beneficio spettante, con l'indicazione diretta in dichiarazione.

L'obiettivo della 'novella legislativa' è quello di facilitare e rendere più celere la fruizione dell'agevolazione Patent box da parte del contribuente e di rinviare alla successiva fase di controllo il confronto con l'Amministrazione finanziaria. Ulteriore novità della nuova norma è la previsione di un meccanismo premiale che introduce un'esimente sul fronte sanzionatorio per dichiarazione infedele, in caso di rettifica del reddito agevolabile in sede di controllo, purché il corredo informativo predisposto superi il vaglio del giudizio di idoneità previsto dalla medesima norma.



Il documento di prassi amministrativa illustra le caratteristiche del regime opzionale del Patent box che prevede una parziale detassazione dei redditi derivanti dall'utilizzo di determinati beni immateriali utilizzati nelle attività di ricerca e sviluppo del contribuente.
La disciplina del Patent box può essere analizzata ante e post decreto Crescita. Nella ante in tutte le ipotesi di utilizzo diretto del bene, la fruizione del beneficio è subordinata alla preventiva sottoscrizione di un accordo (cd ruling obbligatorio) con l'Agenzia delle Entrate mentre, in caso di concessione in uso del bene o di plusvalenze realizzate in ambito infragruppo, l'accordo con il Fisco è solo una mera facoltà (cd ruling facoltativo).

Il nuovo regime di autoliquidazione OD, esercitata ai sensi dell'articolo 4 del decreto Crescita, consente, in tutti i casi di utilizzo diretto del bene, in alternativa all'accordo con il Fisco, di autoliquidare il beneficio in dichiarazione, a patto che il contribuente predisponga il set informativo richiesto.
Dall'idoneità della documentazione discende un effetto premiale nell'eventualità di una successiva verifica del contributo economico in sede di controllo. La fruizione del beneficio è frazionata nell'arco temporale di tre anni.

Dunque, possiamo dire che nelle ipotesi di utilizzo diretto del bene immateriale, la predisposizione della documentazione costituisce una condizione per l'accesso al nuovo Regime di autoliquidazione OD. In tutte le altre ipotesi di utilizzo, la predisposizione del set documentale non costituisce un presupposto per poter procedere in autoliquidazione, ma piuttosto la condizione per godere dell'esimente sanzionatoria, laddove la documentazione sia ritenuta idonea in esito all'attività di controllo.

La circolare fornisce poi chiarimenti sull'ambito soggettivo e oggettivo di applicazione e indicazioni operative sul rapporto tra l'opzione Patent box e l'opzione di autoliquidazione OD. Le due opzioni, entrambe irrevocabili e rinnovabili, hanno una diversa durata: mentre l'opzione Patent box ha una durata quinquennale, quella OD ha una durata annuale. Inoltre, la sussistenza di un'opzione Patent box è condizione necessaria e sufficiente per l'accesso al regime agevolativo, mentre la sussistenza di entrambe è necessaria per beneficiare del regime di autoliquidazione OD e godere dei relativi effetti. Inoltre, l'opzione OD va comunicata entro il termine ordinario per la presentazione della dichiarazione o nel maggior termine di 90 giorni, in caso di dichiarazione tardiva.



L'Agenzia fornisce soluzioni interpretative sulle condizioni e sugli effetti del regime 'fai-da-te', anche nelle ipotesi di rinuncia alle procedure di ruling pendenti e per coloro che hanno già autoliquidato negli esercizi pregressi.

La circolare chiarisce i documenti che il contribuente è tenuto a predisporre per consentire il riscontro, da parte dell'Agenzia delle Entrate, della corretta determinazione della quota di reddito escluso. Il contribuente che intende rinunciare alla procedura di Patent box, compresa la rinuncia all'istanza di rinnovo di un accordo già concluso, deve comunicare, entro il termine ordinario di presentazione della dichiarazione dei redditi per il periodo d'imposta in corso alla data del 1°maggio 2019, o entro il maggior termine di 90 giorni, in caso di dichiarazione tardiva, tramite Pec o raccomandata a/r indirizzata all'Ufficio presso il quale è incardinata la trattazione dell'istanza, l'espressa e irrevocabile volontà di rinunciare alla prosecuzione della stessa. Il contribuente che abbia espresso e comunicato tale volontà deve altresì predisporre il set documentale che supporti la ricostruzione del beneficio in relazione a ciascuno di tali periodi e comunicarne il possesso nella medesima dichiarazione dei redditi.

La rinuncia alla procedura di Patent box non può essere di tipo parziale ovvero limitata ad alcuni beni immateriali tra quelli che rientrano nel perimetro del ruling. Qualora il contribuente decida di rinunciare alle procedure di Patent box attivate successivamente all'entrata in vigore del decreto Crescita, tale contribuente potrà optare per il regime di autoliquidazione OD a partire dal periodo di imposta in cui ha deciso di rinunciare alla procedura.



La documentazione idonea di cui all'articolo 4 del decreto Crescita è costituita da un documento, articolato in due sezioni, A e B, i cui contenuti esprimono i principali momenti in cui idealmente si sviluppa il processo di determinazione del reddito agevolabile.

Quanto indicato nella sezione A serve a fornire al Fisco gli elementi conoscitivi necessari per comprendere il contesto organizzativo, funzionale e di rischio del contribuente, con un focus particolare sulle funzioni aziendali coinvolte nella gestione e nell'utilizzo dei beni immateriali oggetto di richiesta agevolativa.

La sezione B contiene informazioni di tipo contabile e fiscale necessarie per consentire il riscontro della corretta quantificazione del beneficio espresso come variazione in diminuzione nei modelli dichiarativi.



La circolare infine illustra le modalità di fruizione del beneficio da parte di micro, piccole e medie imprese (PMI). Tra di esse, di particolare rilievo appare quella che consente a tali categorie di imprese di modulare e adattare il set informativo, costituente la documentazione, alle caratteristiche organizzative, dimensionali e ai sistemi di rilevazione contabile adottati. Prevista anche la possibilità di predisporre un set informativo semplificato, purché in grado di fornire informazioni equipollenti a quelle previste.


(Vedi circolare n. 28 del 2020)