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Novità fiscali

Versamenti in acconto dovuti ai fini Irpef, Ires ed Irap – Chiarimenti


Con la risoluzione n. 93/E del 12 novembre 2019 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in ordine al versamento degli acconti dovuti ai fini Irpef Ires ed Irap. A decorrere dal 27 ottobre 2019, l'articolo 58 del decreto legge n. 124/2019 (in corso di conversione) ha stabilito che 'per i soggetti di cui all'art. 12- quinquies, commi 3 e 4, del decreto legge 30 aprile 2019 n. 34, i versamenti di acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'imposta sul reddito delle società, nonché quelli relativi all'imposta regionale sulle attività produttive sono effettuati in due rate ciascuna nella misura del 50%, fatto salvo quanto eventualmente già versato per l'esercizio in corso con la prima rata di acconto con corrispondente rideterminazione della misura dell'acconto dovuto in caso di versamento unico'. Per determinati soggetti, quindi, la norma modifica la misura dei versamenti della prima e della seconda rata degli acconti dovuti ai fini Irpef, Ires ed Irap, rimodulandoli in due rate di pari importo, ossia al 50%, anziché 40 e 60%. La modifica trova applicazione nei confronti di coloro ai quali era stata disposta la proroga dei versamenti al 30 settembre 2019. Parliamo dei contribuenti che: esercitano, in forma di impresa o di lavoro autonomo, le attività economiche per le quali sono stati approvati gli Isa e di coloro che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun Isa, dal relativo decreto ministeriale di approvazione. Ricorrendo tali condizioni si applica anche ai contribuenti che: applicano il regime forfettario agevolato; applicano il regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità; determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari; ricadono nelle altre cause di esclusione dagli Isa.
La rimodulazione del versamento degli acconti è applicabile anche: all'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'Irap dovuta dai contribuenti che si avvalgono di forme di determinazione del reddito con criteri forfetari; alla cedolare secca sul canone di locazione, all'Ivie e all'Ivafe.
Per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2019, è fatto salvo il versamento dell'eventuale prima rata di acconto ed è dovuta, quindi, la seconda rata nella misura del 50% ovvero l'unico versamento nella misura del 90%.

(Vedi risoluzione n. 93 del 2019)

Utilizzo in compensazione dei crediti d'imposta corrispondenti alle detrazioni per gli interventi di riduzione del rischio sismico e per gli interventi finalizzati al risparmio energetico – Ridenominazione dei codici tributo '6890' e '6891'


Con la risoluzione n. 94/E del 20 novembre 2019 l'Agenzia delle Entrate ha reso noto che le quote annuali dei crediti d'imposta ceduti per il Sismabonus Acquisti e per l'Ecobonus potranno essere utilizzate in compensazione dal cessionario, tramite modello F24, indicando i codici tributo istituiti con la risoluzione n. 58/E/2018, come di seguito ridenominati: '6890' denominato 'ECOBONUS – Utilizzo in compensazione del credito d'imposta ceduto – art. 14, commi 2-ter e 2-sexies del DL n. 63/2013 – art. 10, comma 3-ter del DL n. 34/2019'; '6891' denominato 'SISMABONUS - Utilizzo in compensazione del credito d'imposta ceduto – art. 16, commi 1-quinquies e 1-septies del DL n.63/2013'. I crediti ceduti sono utilizzabili esclusivamente in compensazione dal cessionario, rispettivamente in dieci e cinque quote annuali, di pari importo. Per essere utilizzati in compensazione è necessario che il cessionario proceda all'accettazione dei crediti medesimi. In fase di elaborazione dei modelli F24 ricevuti, l'Agenzia delle Entrate effettuerà controlli automatizzati al fine di verificare che l'ammontare dei crediti utilizzati in compensazione non ecceda l'importo della quota disponibile per ciascuna annualità, pena lo scarto del modello F24.

(Vedi risoluzione n. 94 del 2019)

Istituzione del codice tributo per l'utilizzo in compensazione del credito d'imposta per l'ammodernamento degli impianti calcistici


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 95/E del 20 novembre 2019, ha istituito il codice tributo '6907' per l'utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d'imposta per l'ammodernamento degli impianti calcistici. E' stata la legge n. 205/2017 all'articolo 1 a prevedere a favore delle società appartenenti alle Lega di serie B, alla Lega Pro e alla Lega nazionale dilettanti un contributo, sotto forma di credito d'imposta, nella misura del 12% dell'ammontare degli interventi di ristrutturazione degli impianti medesimi, sino a un massimo di 25mila euro. Il credito d'imposta va utilizzato esclusivamente in compensazione, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell'operazione di versamento. L'ammontare del credito d'imposta utilizzato in compensazione non deve eccedere l'importo concesso dall'Ufficio per lo Sport presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, pena lo scarto del modello F24.

(Vedi risoluzione n. 95 del 2019)

Istituzione dei codici tributo per consentire ai fornitori di recuperare in compensazione gli sconti praticati in relazione alle detrazioni per l'ecobonus e il sisma bonus


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 96/E del 20 novembre 2019, ha istituito i codici tributo per consentire ai fornitori e agli eventuali cessionari di recuperare in compensazione, mediante modello F24, gli sconti praticati in relazione alle detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico. I nuovi codici tributo sono: '6908' denominato 'ECOBONUS – Recupero dello sconto praticato dal fornitore' e '6909' denominato 'SISMABONUS – Recupero dello sconto praticato dal fornitore'. I crediti utilizzabili in compensazione sono quelli risultanti dalle comunicazioni di esercizio dell'opzione per lo sconto inviate all'Agenzia delle Entrate dai soggetti aventi diritto alle detrazioni. Affinché i crediti possano essere utilizzati in compensazione è necessario che il fornitore confermi l'esercizio dell'opzione e attesti l'effettuazione dello sconto. L'Amministrazione finanziaria effettuerà controllo automatizzati al fine di verificare che l'ammontare dei crediti utilizzati in compensazione non ecceda l'importo della quota disponibile per ciascuna annualità. In caso contrario l'F24 sarà scartato.

(Vedi risoluzione n. 96 del 2019)

Esenzione dalle ritenute sugli interessi ex art. 26-quater Dpr n. 600/1973 – Beneficiario effettivo – Cessione del credito a titolo di garanzia


Esenzione da ritenuta sugli interessi in caso di cessione crediti fra società consociate di Stati membri della Ue. Per essere considerata beneficiario effettivo la società deve ricevere pagamenti in qualità di beneficiario finale e non come fiduciario o delegato di terzi. Con la risoluzione n. 88/E del 18 ottobre 2019 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che riveste la qualifica sopra espressa la società che gode degli interessi, dispone del reddito percepito e trae un proprio beneficio economico dal contratto di finanziamento posto in essere. E' il DPR n. 600/1973, art. 26-quater, che disciplina l'esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti fra società consociate di Paesi membri dell'Unione. Per essere considerata beneficiaria effettiva occorre inoltre che la società svolga una reale e genuina attività economica radicata nel tessuto economico del Paese di insediamento. Inoltre la verifica della qualità di beneficiario effettivo del percettore degli interessi può essere condotta anche preventivamente nell'ambito di un'istanza di interpello sui nuovi investimenti. Nel caso analizzato dalle Entrate l'Agenzia ritiene che la società istante non risulta beneficiario finale dei pagamenti in quanto è priva della titolarità e disponibilità dei crediti nascenti dal contratto di finanziamento.

(Vedi risoluzione n. 88 del 2019)

Determinazione dei valori in ingresso nella formulazione ante Atad in ipotesi di fusione in entrata di società residenti in Paesi 'white list'


Con la risoluzione 92/E del 5 novembre 2019 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla disciplina dettata dall'articolo 166-bis del Tuir nella formulazione in vigore fino al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2018 (ossia ante Atad). Nell'interpello che riguarda una fusione per incorporazione in entrata da Paese 'White list' perfezionatasi nel 2018 è stato chiesto di conoscere se il valore di ingresso delle attività e delle passività trasferite in Italia per effetto dell'operazione straordinaria possa essere rinvenuto automaticamente nel valore attribuito in sede di determinazione dell'exit tax dovuta nello Stato di provenienza, in quanto conforme al c.d. 'arm's length principle'. Inoltre è stato chiesto se ha rilevanza fiscale il disavanzo da fusione che l'incorporante ha allocato ad avviamento.
Il decreto internazionalizzazione (Dlgs 147/2015) ha introdotto l'articolo 166-bis del Tuir che è stato poi modificato dal Dlgs 142/2018 col recepimento della direttiva Atad. La disposizione disciplina, ai fini delle imposte sui redditi, i beni che per la prima volta accedono nel nostro ordinamento, risolvendo il problema dell'individuazione dei criteri da utilizzare per attribuire il valore di ingresso agli asset dei soggetti che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia. Come anticipato, recentemente, l'art. 166-bis è stato modificato dal Dlgs 142/2018 le cui disposizioni trovano applicazione a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018.
Tutti i soggetti che provengono da Paesi 'White list', ai fini fiscali, valorizzano le attività e le passività in ingresso sulla base del relativo valore nominale. Tale criterio trova applicazione anche laddove detto trasferimento nel territorio dello Stato si verifichi 'a seguito e per effetto di una fusione con una società italiana' e opera a prescindere dal pagamento di una exit tax nello Stato di uscita. Anche la relazione illustrativa al decreto internazionalizzazione (Dlgs 147/2015) precisa che il valore normale è assunto quale 'criterio generale' per i trasferimenti da Stati 'White list'. La ratio del valore normale è evitare che plusvalori o minusvalori dei beni maturati interamente all'estero influiscano sulla determinazione del reddito imponibile in Italia. Nel corso di Telefisco 2019 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che il valore normale deve considerarsi inderogabile. La natura inderogabile di questo criterio comporta l'impossibilità di riconoscere automaticamente, ai fini della valorizzazione degli asset in entrata, il valore ad essi attribuito nel paese di provenienza in sede di determinazione di una eventuale exit tax. E non è possibile recepire in Italia i valori correnti determinati nello Stato di uscita secondo criteri locali, anche se risultanti da perizia di stima. Ne deriva che non è possibile affermare che il valore normale degli asset coincida sempre col valore attribuito in sede di applicazione della exit tax dovuta nel Paese di provenienza.
In merito al secondo quesito ovvero alla rilevanza fiscale dell'avviamento, per le operazioni fino al 2018 (ante Atad) lo stesso avviamento non ha rilevanza a prescindere dal fatto che ci sia stato assoggettamento a exit tax.

(Vedi risoluzione n. 92 del 2019)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di indennità di mora e interessi sull'imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 86/E del 15 ottobre 2019, ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello F24 Accise, delle somme dovute a titolo di indennità di mora e interessi sull'imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo. I nuovi codici tributo sono: '5467' denominato 'Imposta di consumo prodotti succedanei dei prodotti da fumo – indennità di mora - articolo 7, comma 4, decreto ministeriale 29 dicembre 2014'; '5468' denominato 'Imposta di consumo prodotti succedanei dei prodotti da fumo – interessi sul ritardato pagamento – articolo 7, comma 4, decreto ministeriale 29 dicembre 2014'.

(Vedi risoluzione n. 86 del 2019)

Ridenominazione dei codici tributo '2839', '2840', '2841', '2842', '2843' e '2844'


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 87/E del 16 ottobre 2019, ha ridenominato i codici tributo istituiti con la risoluzione n. 50/E del 15 febbraio 2008, per consentire il versamento, tramite il modello F24 Accise, dell'accisa sui tabacchi lavorati immessi in consumo nella Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, per la quota di spettanza della Regione medesima. Al fine di tenere conto della nuova quota di compartecipazione della Regione al gettito dell'accisa in argomento (5,91 decimi), con la presente risoluzione l'Agenzia delle Entrate ridenomina i codici '2839', '2840', '2841', '2842', '2843' e '2844'.

(Vedi risoluzione n. 87 del 2019)

Forum nazionale del Terzo settore


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 89/E del 25 ottobre 2019, risponde al Forum Nazionale del Terzo settore che chiedeva di conoscere se un ente iscritto in uno dei registri previsti dal Codice del terzo settore che non ha proceduto all'adeguamento del proprio statuto alle disposizioni inderogabili contenute nel medesimo Codice, possa continuare – fino all'entrata in funzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (Runts) – ad applicare le disposizioni fiscali previgenti in materia di Onlus, Oorganizzazioni di volontariato (Odv) e Associazioni di promozione sociale (Aps).
Anche alla luce di quanto precisato dal ministero del Lavoro la circolare ritiene che un ente iscritto nel registro delle Odv o in quello delle Aps possa continuare ad applicare le disposizioni fiscali discendenti dalle rispettive normative sempre che sia in possesso dei requisiti formali e sostanziali previsti dalle leggi di settore, fino al termine di cui al comma 2, dell'articolo 104 del Codice anche nel caso in cui non proceda ad adeguare lo statuto entro il nuovo termine (prorogato) del 30 giugno 2020. Parimenti, un ente iscritto all'Anagrafe delle Onlus può continuare ad applicare le disposizioni fiscali rispettivamente previste sempre che sia in possesso dei requisiti formali e sostanziali all'uopo previsti, fino al termine di cui al comma 2, dell'articolo 104 del Codice, anche nel caso in cui non proceda ad adeguare lo statuto entro il nuovo termine (prorogato) del 30 giugno 2020.
Anche il decreto legge n. 148/2017, convertito nella legge n. 172/2017, conferma che le disposizioni di carattere fiscale vigenti prima della data di entrata in vigore del Codice del Terzo Settore, continuano a trovare applicazione, senza soluzione di continuità, fino a quando non saranno applicabili le nuove disposizioni fiscali previste dal Codice.

(Vedi risoluzione n. 89 del 2019)

Istituzione del codice tributo per il versamento degli interessi attivi maturati sulle somme riscosse dal concessionario, devolute all'Erario


Con la risoluzione n. 90/E del 28 ottobre 2019 l'Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo '5469' per il versamento, tramite il modello F24 Accise, degli interessi attivi maturati sulle somme riscosse dal concessionario, devolute all'Erario decorsi tre anni dalla data dell'ultima movimentazione del conto di gioco. Il suddetto codice tributo è come segue denominato: 'Interessi attivi relativi alla gestione finanziaria della raccolta di gioco a distanza'.

(Vedi risoluzione n. 90 del 2019)

Richiesta di chiarimenti in merito alla deducibilità ai fini Irap di oneri correlati a strumenti finanziari rilevanti in materia di adeguatezza patrimoniale


L'Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 91/E del 29 ottobre 2019 al corretto trattamento fiscale applicabile, ai fini Irap, alle remunerazioni degli strumenti finanziari di tipo Additional Tier 1, rilevanti in materia di adeguatezza patrimoniale, ai sensi della normativa comunitaria e delle discipline nazionali, emessi dalla banca.
Lo Ias 32 qualifica una passività finanziaria ovvero uno strumento di capitale a seconda che vi sia o meno un'obbligazione contrattuale a consegnare disponibilità liquide. Lo stesso Ias 32 disciplina la classificazione dei componenti ad esso collegati. In particolare, il predetto principio prevede la rilevazione a patrimonio netto delle remunerazioni, se lo strumento finanziario è stato qualificato come strumento di capitale, ovvero la rilevazione a conto economico, qualora le remunerazioni siano collegate ad una passività finanziaria. Dal punto di vista contabile gli strumenti finanziari di tipo Additional Tier 1 sono rappresentati nel bilancio redatto secondo i principi IAS/IFRS come strumenti di equity e le relative remunerazioni come componenti del patrimonio netto. Tali strumenti finanziari alimentano la voce '130-strumenti di capitale' del passivo di stato patrimoniale e le cedole corrisposte sono conseguentemente rilevate per cassa, una volta che ne sia stato deliberato il pagamento. Ne deriva che le remunerazioni degli strumenti finanziari di tipo Additional Tier 1 non assumono rilevanza nella determinazione del valore della produzione netta rilevante ai fini Irap.

(Vedi risoluzione n. 91 del 2019)